Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Regeni, Zaki, i Lager libici, ecc.

… ma non sapevamo già, fin da molto prima che trionfalmente e plebiscitariamente s’insediasse a Palazzo Chigi, che Mario Draghi è un burocrate espressione della finanza predatoria che se ne strafotte di diritti umani e romanticherie del genere???

A Cor leggero – cartografia per gesto segno e verso

Espace Productions (https://www.facebook.com/espaceproductions) apre la stagione primaverile con la produzione di danza “A Cor Leggero – cartografia per gesto segno e verso“. Nata nell’humus de La Vita Nova di Dante Alighieri, ” A Cor Leggero” è una mappatura, oltre la ferita, che si svela attraverso le poesie di Paolo Fichera e la coreografia processuale – per una drammaturgia corporea – di Ambra Gatto Bergamasco.

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“A Cor Leggero” verrà rappresentata per la prima volta alla 38esima edizione del Festival Acqui in Palcoscenico, a luglio 2021 (covid permettendo).

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Come anteprima visiva, “A Cor Leggero” partecipa all’Interplay StillDigital 2021, Festival di Danza che mira a valorizzare la coreografia grazie all’ausilio di tecnologie video.

StillDigital 2021 prevede un Premio del Pubblico, in cui i video partecipanti possono essere votati.

Al link seguente potete visionare il trailer del progetto e darci il vostro voto

http://www.mosaicodanza.it/…/ambra-gatto-bergamasco-a…

Grazie!

Mario Porro: Ipotiposi

Incontrare un libro, entrarvi dentro e trovarsi a percorrere (stupefatti e appagati, sempre più coinvolti e incuriositi, grati e invasi da un bellissimo senso di libertà) itinerari molteplici, territori vastissimi, vere mappe del sapere: Ipotiposi. Vagabondare per immagini (Edizioni Medusa, Milano 2020) di Mario Porro è esattamente quest’esperienza.

Catena, rete, orologio, nuvola, ombra, fango, acqua, mare, terra/mare, foresta, fra la terra e il mare sono le tappe che costituiscono il libro il quale andrebbe attraversato secondo più prospettive: la prima potrebbe essere quella, apparentemente ovvia, di leggere dalla prima all’ultima pagina, senonché ogni pagina apre ulteriori orizzonti, suggerisce nuovi itinerari (seconda prospettiva di lettura), si connette ad altri libri – e, infatti, ogni capitolo è chiuso da una ghiotta bibliografia che suggerisce sicuri punti di riferimento, ma che non è mai definitiva e che richiede approfondimento (terza prospettiva); una quarta prospettiva è quella di abbandonarsi al flusso delle visioni che continuamente sorgono durante la lettura, ché questo libro realizza una felice giuntura tra la cosiddetta cultura umanistica e la cosiddetta cultura scientifica (temo, infatti, che malgrado le molte petizioni di principio tale dannosa e inaccettabile dicotomia viga ancora, trovando già nella scuola un luogo nel quale e dal quale tale pregiudizio viene praticato e diffuso con danni incalcolabili), Ipotiposi abbraccia in pieno un vagabondare che non è disordinato o improvvisato o furbesco saltabeccare da un autore a un altro, da una teoria a un’altra, da un tema a un altro, ma rigoroso procedere attraversando saperi e opere che dicono la ricchezza e la complessità del reale.

Certo, ci sono autori irrinunciabili per Porro e talvolta già oggetto di suoi libri precedenti (Gaston Bachelard, Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Primo Levi, Benoît Mandelbrot, Michel Serres – amatissimo quest’ultimo – e potrei continuare), ma la tramatura di Ipotiposi rivela fin da subito la gioia e il piacere che scaturiscono dallo studio e dalla scrittura. È un pensiero felice di potersi dispiegare, di trovare connessioni, di viaggiare tra i diversi paesaggi del conoscere, di vedere e di ascoltare – l’arte del guardare non si disgiunge mai da quella dell’ascoltare le diverse voci che animano la ricerca del sapere. Per questo siamo innanzi a un libro accogliente e ospitale, affabile e dalla scrittura limpida ed elegante, stratificato e sapiente (ma senza la benché minima saccenteria o il più piccolo narcisismo) e per questo è possibile respirarvi l’ossigeno puro dell’antidogmatismo e della revoca in dubbio di ogni nuova posizione di pensiero appena raggiunta – e non si dimentichi la costante presenza della bellezza, laicissima anima mundi che si dà a vedere traverso le più innovative teorie scientifiche, i più classici versi poetici, le più ardite filosofie che tramano di sé le pagine di Ipotiposi.

Un saluto per Marino Sinibaldi

Da Via Lepsius giunga un semplice, sentito grazie a Marino Sinibaldi che in questi giorni lascia la direzione di Radio 3. L’inventore e per anni la voce di Fahrenheit e poi l’illuminato, appassionato direttore di una delle pochissime radio in lingua italiana degne di essere ascoltate (per anni ne ho anche registrato trasmissioni, musica, concerti… registrazioni che custodisco gelosamente accanto ai miei libri) mancherà anche a me, come so a moltissimi compagni d’ascolto.

Ma sono certo che ci saranno ancora occasioni per ascoltare Marino Sinibaldi da qualche microfono ospitale.

Pensieri di Jean Barraqué mentre compone la musica per “Le temps restitué” dal secondo libro della “Morte di Virgilio” di Hermann Broch

 

 

la loi et le temps: il tempo, sì, la legge, sì, cominciare, avviare l’œuvre che, sospesa, ripresa, ripensata, ancora resterà sospesa, per anni e ancora anni. Mai terminata, già lo so, il mai è la legge profonda del tempo.
E il libro che avvia la musica (un tuo dono, amore mio) mi parla e mi strega, mi ossessiona e mi esalta. Um lauschen zu können, um lauschen zu können: afin d’être en mesure d’écouter. De comprendre.

symbole de nuit: fantasmi, notte stellata, fantasmi. Sorgono e svaniscono, giungono dall’anfiteatro del tempo, parlano e svaniscono. Zum endgültigen Sinn: en chemin vers le sens définitif. Lì attende la libertà.

portail de la terreur: sempre questa soglia che dà accesso all’abisso indiscernibile. Si chiami morte, si chiami nulla, si chiami erebo: debole l’arte, disarmata e impotente. E tutto il fluire di vita, di morte: distruggete i manoscritti!

… l’inachèvement sans cesse: sia distrutta l’œuvre, distruggetela! oscuramente intuisco è nell’incompiutezza la sua ragione, la sua direzione, il suo parlare. L’inachevé au sommet de la sagesse – vielleicht, peut-être, maybe… non cessa il dolore.

car ce n’est que pour l’erreur: erranza, non errore (sbaglio, mancanza) voglio sperare, andare errando incontro all’unità, per incontrare l’unità talvolta solo sfiorata: essere e non essere, vivere e morire – interregno del congedo l’arte, l’arte non ode che voci indistinte, disordinate: basta, finire. C’est fini, ça va finir…
Un canto dopo l’altro, oltre la casualità, ancora congedi, lacerazioni, errori.