Tappe dell’andare

di Antonio Devicienti

Sul numero 28 (aprile 2013) di POETI E POESIA venivano pubblicati i testi che qui di seguito propongo; colgo l’occasione per rivolgere un affettuoso saluto ed un ringraziamento ad Elio Pecora.

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TAPPE DELL’ANDARE: ANVERSA

(CARTE DI MERCATORE)

S’annuncia nelle sere di luce prolungata

il solstizio di giugno, nelle albe di precoce

chiarore e il porto s’apre alla stagione dei viaggi

nel cigolio delle carrucole di carico.

Dorme dopo la ronda di notte la pattuglia

di militi, bocconi dorme sul ponte il mozzo

sogna il rinoceronte folle d’ira legato

sottocoperta nella nave che approdò l’anno

scorso dalla Guinea.

Carte di Mercatore, sublimi quei poemi,

un’idea del mondo, mappa del labirinto,

illusoria descriptio terrae per generare

sogni. E racconti. (Seguono le dita i profili

delle coste, le gobbe dei fiumi, l’ombra densa

dell’inconosciuto).

 

 

 

TAPPE DELL’ANDARE: WUPPERTAL

(PER PINA BAUSCH)

Nella Monorotaia e Sopraelevata accadono miracoli,

così come nei versi e nei racconti accadono.

Alla fermata am Tanztheater ci si dà convegno

con la Luna piena che sfolgorante fa un balzo

e sale in carrozza.

Ma stasera non è sola la Luna danzante

Luna amante andanza e Luna musicante Luna:

vorticante ardente la mente di Pina Bausch

abita con lei nelle particole di luce

non s’allontana dalla città stregata

(torbiere e faggi e acque di Vestfalia o edificàti

luoghi dove fu duro il lavoro: gallerie

di miniera, nastri trasportatori, altiforni

e cave, linee ferrate posate nel grigio

ramato di preistoriche inabissate foreste).

Prestidigitatori di fiabe, rossi alberi

di pietra vivente, flautisti di quattro braccia

saltano in vettura e danzanti ippopotami

lunari.

Am botanischen Garten si scende, si colorano

di smaltate polveri i vetri all’orangerie

e che cos’ha questa Luna balenante Luna

balestra di visioni lei lunescente Luna?

Dove conduce quest’andare di acque e di sogni?

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TAPPE DELL’ANDARE: BILBAO

(CONTEMPLANDO LE ALBE SPECCHIATE

SUL CORPO DEL MUSEO GUGGENHEIM)

Si muovono tra le membra d’un preistorico


animale che si bagna nei cicli di luce


prima stellare, poi solare – è pietra vivente,


è metallo, legno, fibre terrestri e di tempo.


S’immergono nel corpo leggendario del canto


(il vetro, il faggio, il titanio hanno una vibrazione


ch’erompe dall’essere stati mare e vulcano)


città come emersa per borrominiano slancio.


Si assottigliano, scivolano lungo pareti


che hanno memoria: preromane medievali


a ogni secolo arse in auto da fé e vive, ancora


vive nell’andanza di scaglie di pesci oceanici.


S’inargentano quali steli di fiume corsi


da linfe che stellanti si aprono diventando


gabbiani nell’ardesia-vertigine dei tetti


a respirare il sale vastissimo dell’Oceano.


Si fermano in laico pregare, gioire.

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TAPPE DELL’ANDARE: ARLES

(DOPO AVER LETTO MISTRAL DI IDA VALLERUGO)

Il treno blu sferraglia di là dei tigli amari:

s’inoltrano i binari nell’ansa ampia del Rodano

fin qui conducendo ultimi ostaggi del sognare

quanti dicono Arles essere il centro vorticante

delle stelle o mistral libero nella mente.

I lenti vecchi treni d’operai indolenziti

solcano pianure di atlanti fantasticanti

come la poesia, mentre il mondo s’affretta

o si vende per trenta danari, il tristo affare.

Grida, Vincent, è notte, stanno imbruttendo il mondo!

Ora scaglia urli ai vetri di noi bravi borghesi

poi bagna la camicia nel mistral vorticante

ed è notte ai cipressi, ai tigli. Alle sedie d’angolo

nelle stanze impregnate di poesia, vita,

attesa.

Attese.

 

 

 

TAPPE DELL’ANDARE: NEW YORK

(ASCOLTANDO IL SAX DI CHARLES LLOYD)

La vertigine, diva degli estuari, dei delta:

e il fluire della riva dentro l’azzurro (il mare):

non sapeva fermare inquiete le dita rapide

percotevano avide dolcesalata grana

di luce ch’è gitana annunciazione fiamminga

e ritmo impressionista di finestre e finestre

sull’Hudson vecchio stregone scala galleggiante

sopra il dorso di pesci atlantici orme guizzanti

sù sù fino ai serbatoi sopra i tetti vastissime

agorai delle abitate torri di mattoni

poi avvitate scale antincendio ed ancora sempre

finestre come pistoni del sax (a salire)

(a scendere) volti dell’esistere protesi

al fiume, al mare, al canto, alla notte che verrà.

 

 

 

MOVENDO DA INFERNO, CANTO V

Viene a prendersi il sorriso di Dio

il mare

a ripetizione scaraventandolo

sulla sabbia

urlando nei giorni di libeccio

ricantando con rima fiorentina

le vorticanti menti innamorate.

Madreperlacea nobile eleganza

di Francesca: si screzia nella sua

voce

(ch’è andanza cadenzata dai balconi

sopra il Portocanale o dai tornanti

d’Appennino or dolci or precipitosi)

la Commedia.

Viene a prendersi l’Estate nel canto

ed ha mani di sale, occhi di vento

per attraversamenti rapinosi

della mente viaggiante

stormente alla scogliera

lei poeta che sfida lo smottare

sfrigolante dei gironi, dei giorni.

 

 

 

PER LA VOCE SCURA DI MARIA FARANTOURI

e per la voce scura della notte sull’Attica

e per gli amici che discutono di politica

a Sýndagma l’appassionata

e per le donne, i bambini di Siria

canta ancora, Maria, per la tua voce

che sa l’esilio

e per noi che non cediamo all’indifferenza

canta per Aleppo bombardata

e per i bambini scalzi di Atene

canta il pianto della Grecia

arrostì cardìa de vriski iatrìa sti lismonià

tu voce scura che traversi il buio sul Mediterraneo

e pietà per i corpi sbalzati fuori dai barconi

pietà per il bimbo suicida e per i bimbi

saltati in aria a Kabul

scure note di trenodia canta ancora,

Maria, in grembo all’Acropoli

o tra le mani goccianti di Delfi.

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VERSO BORDEAUX

La mente, sotto un cappellaccio di feltro

la mente e avvolto in un tabarro

di lana grezza

in unico slancio dal cortile dello Stift

(alata Tubinga assolata di studenti!)

verso Bordeaux,

varcando il suolo stellato di Francia

e che la poesia sia per sofferenza

e per instancato andare

a piedi traversando l’Inverno

(il contadino dalle sbreccate mani

piegato dall’artrite

è Lucas Cranach che affresca con arte i muri

d’un vigneto in riva alla Garonna)

segni sul muro

segni sul muro per uno svolo

d’ombra

e il δαίμων del viaggio che

gli sta accovacciato sulla spalla

è stigma del mestiere a fare

le parole pensiero.

Tappe dell’andare, stazioni dell’esistere.

 

 

 

BORDEAUX

È alle spalle della città l’Europa

immane voce.

Nelle stalle ricoveravano cavalli che

attraversavano le piane ramate della vinificazione

e l’acqua, cui la città guarda, l’acqua

specchia alberature di navi

e ancora ricorda l’arrivo di quel Tedesco

col δαίμων del viaggio appollaiato sulla spalla.

Negli andirivieni del tempo che la poesia

rende possibili e nell’incessante dialogo

coi luoghi, le persone e gli accadimenti

s’addensa alle finestre di Bordeaux l’azzardo

degli Argonauti, marinai d’acque febbrili,

i notturni trasvoli del vento

che paracadutava viveri ed armi

per i partigiani del capitano Alexandre

e la risalita della parola verso l’origine.

I lampi del vino nel bicchiere sono fuochi

sulla scogliera accesi a guidare navi al largo

ed esplosioni di sole tra le chiome dell’olmeto.

In piedi a meditare nella chiesa protestante di Bordeaux

fatta qui tappa ma in viaggio verso i Pirenei

ricorda Paul Celan il Tedesco che

addensava nella mente pensieri di pace

e nella sua lingua (che sarebbe diventata anche

lingua dei carnefici) nella sua lingua meravigliante

cantava gli equinozi e il ricordo,

gli amici e i poeti.

 

 

 

POUR GIVERNY

Gentile Signor Moser,

eccoVi un’altra lista di sementi

e piante che desidero ricevere

per la messa a dimora stagionale:

wisteria chinensis; cerasus; malus

floribunda. La luce, nella luce

e dall’acqua scaturisce il giardino,

il cangiante giardino dei riverberi,

ché equinozi e solstizi con i cicli

dei ritorni illuminano abbuiano

illuminano il fare delle mani.

Nymphaea alba; nymphaea musiva; glicini

a risplendere nell’aria danzante,

qui desidero glicini e agapanti

e iris per trattenere la bellezza

del guardare, il segreto dello specchio,

il variare incessante dell’immagine

nell’acqua, inafferabile l’istante

nell’affanno di vita – nel tramonto…..

Speditemi, Vi prego, hydrangea

macrophylla, nymphaea aurora ed ancora

oscillino stagioni tra pittura

e fallimento, slancio e delusione.

Sempre Vostro Claude Monet”.

 

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PRENDERSI CURA

(PER LUDWIG WITTGENSTEIN)

Nel cerchio delle mura

nel variare delle ore

canoniche

premura

nel silenzio accogliente

dei libri

e allo sfalcio mormorante dell’erba

mentre i monaci cantano

mattutino

intermessura

dentro le lontananze

dal secolo protervo

tra lenta potatura

sfrondando

le rose nel chiostro

e pensieri ammassàti

babelico bruire

il silenzio perdura

nel chiamante fluire

foglio acquatico spazio

ascesi di distanza

poi d’andanza

dalla soglia dischiusa

della cella

all’iride inconsutile sui campi

inarcata ed il fiume

per gesti reiterati

del vivere

(sacri se governati dal pensiero)

chiama

dal germoglio soffio nel ramo il grande

silenzio

cerchio delle stagioni.

 

 

Ed aggiungo, infine, ancora versi PER LA VOCE SCURA DI MARIA FARANTOURI, perché è voce che mi emoziona

quando canta la libertà dei Greci

canta ancora la libertà, Maria,

canta la pienezza dell’orgoglio

voce figlia di Delfi e di Monastiraki,

delle onde nel porto di Patrasso

e dei gabbiani in piedi sul molo di Citera

canta l’ira contro corrotti e tiranni

déspina che sa l’esilio

déspina coraggiosa e fonì

voce scura dei Greci

vertigine a picco sulla Caldera

canta, fonì tis psichìs, canta l’anima

millenaria

del citarista cicladico

e di Ritsos il poeta

dei partigiani antinazisti

e degli studenti antifascisti

canta, Maria, nella sera di Creta

nelle pietre luminose infisse

dentro le mura di Salonicco

canta per noi il canto famoso

dalle case ormeggiate alla riva di Lesbo.

Note: in ANVERSA i riferimenti sono alla cosiddetta Ronda di notte di Rembrandt e al Rinoceronte di Dürer. In ARLES si fa riferimento ai dipinti Il treno blu e La camera dell’artista di Van Gogh. Le parole in greco moderno, musicate da Eleni Karaindrou e cantate con commovente sapienza da Maria Farantouri, significano “non trova guarigione nell’oblio il cuore ammalato”; Sýndagma è la piazza del Parlamento greco. In VERSO BORDEAUX lo Stift è il famoso seminario protestante di Tubinga in cui studiò Friedrich Hölderlin e nel componimento si rievoca il viaggio, a piedi, che il poeta intraprese nel dicembre 1801 dalla Germania verso la città francese dove avrebbe ricoperto l’incarico di precettore in casa del console amburghese; ho fantasticato che in una sorta di visione egli abbia scorto il pittore Lucas Cranach il quale, ovviamente, era già morto da più di due secoli e non era mai stato nel Bordolese. In BORDEAUX ci sono molti riferimenti alla bellissima lirica Ricordo di Hölderlin (anche Celan ha composto una breve poesia con lo stesso titolo in omaggio al poeta del Württemberg e ne ho immaginato la sosta a Bordeaux durante un viaggio verso Pau). Alexandre era il nome di battaglia di René Char combattente contro l’occupazione nazista e a sua volta ammiratore di Hölderlin. In POUR GIVERNY Moser è il nome del fornitore cui Monet si rivolgeva per avere sementi e piante per la proprietà di Giverny. Nella primavera del 1926 Ludwig Wittgenstein lavorò come aiuto giardiniere in un monastero di frati ospitalieri.

Le immagini che ho scelto sono fotografie di cinque delle straordinarie Gravitaciones di Eduardo Chillida.