Concatenazioni 3: il LABIRINTO D’ARIANNA di Italo Lanfredini

di Antonio Devicienti

il labirinto di arianna

Il Labirinto d’Arianna (1988-89) a Castel di Lucio

1. Costruire un labirinto o escavare tronchi d’albero per farne barche da riempire di vasi in terracotta contenenti versi è atto che appartiene al medesimo rito per assicurare salvezza a quanto, ritenuto prezioso, andrebbe altrimenti perduto. Italo Lanfredini si arrampica su di una collina siciliana e comincia ad edificare il labirinto “ad impacco di visceri”, forma archetipica dell’inoltrarsi dentro la morte per ritrovare la vita, giusta forma restituita in una delle terre della Dea. Anche la barca naviga la morte e la dimenticanza.

2. Le moschee di terra del Mali hanno la bellezza della materia primaria (argilla, acqua e paglia e travi di legno) e fragilità ch’è serietà etica: un’inondazione e l’edificio andrebbe distrutto – ma il témenos sacro viene edificato con i materiali autoctoni e mani sollecite tornano sempre a riparare quel che si guasta: l’interno è silenzio e penombra. Il labirinto di Fiumara d’Arte è di calcestruzzo affrancato dal suo uso anti-umano, levigato dalla mano che edifica e quindi dagli elementi atmosferici: sole, pioggia, vento scrivono il proprio passaggio, la propria inconsapevole storia.

3. Nobilissima sobrietà dell’argilla e del legno. Filiazione dalla terra.

4. Città scavate nella roccia e costruite di tufo (Matera, Gravina in Puglia, Pozzuoli) ci fanno sentire l’odore dell’acqua secolare, delle radici, del muschio, ci ricordano l’esistere di migliaia di anonimi che assorbivano, abitandoli, quegli umori della terra, persone spesso offese, sottratte a se stesse. Oggi visitiamo quei luoghi, ne vediamo (anche giustamente) la bellezza. Noi eredi di una bellezza pagata duramente da chi l’edificò.

5. Stefano D’Arrigo ricorda, nel poemetto che apre il suo Codice siciliano, le migrazioni infratemporali dei Siciliani antichi, i corpi raccolti in posizione fetale nei vasi di terracotta, stazione d’arrivo e di partenza la valle crivellata da migliaia di piccole celle a Pantalica. Un labirinto dunque la vitamorte, un vagolare del pensiero e dei segni, uno spaziotempo che ha la forma del rizoma.

6. E come non considerare il labirintico Sanatorio in Diceria dell’untore? Come non rileggere l’opera intera di Gesualdo Bufalino quale fascinoso attraversamento del labirinto di citazioni e rimandi infratestuali?

7. C’è un altro labirinto siciliano, amoroso ed ariostesco: nel palazzo di Donnafugata Angelica e Tancredi s’inseguono, si cercano, si amano, la lingua italiana riverbera degli ori delle specchiere, dei velluti pesanti dei tendaggi, del batticuore a ritrovarsi così prossimi, delle ombre addensate negli armadi.

8. La bellezza color del miele di Ortigia, quaglia-labirinto distesa nel mare, la piazza a forma d’occhio nel suo centro davanti al tempio della Dea sapiente che sa vedere nella notte con occhi di civetta, della Santa che ha gli occhi di luce.

Ho letto da qualche parte che gli Arabi tramandavano una leggenda intorno alla tomba di Archimede: il corpo dello scienziato sarebbe stato custodito in uno scrigno di legno sospeso con una catena d’oro al soffitto del tempio d’Atena, in Ortigia. Fluttuazione del pensiero, impercettibile oscillazione dello scrigno nella penombra del tempio, silenziosa venerazione di chi entrava in quello spazio secolare. Anche in questo caso si fa cavo il legno per accogliere e custodire, per accompagnare il passaggio attraverso il tempo.

l'accesso al labirinto

9. Quanta vicinanza alla parola letteraria ha l’architetturascultura di Italo Lanfredini! Al suo labirinto siciliano si accede attraverso un portale che accenna al sesso femminile, si segue la spirale dei corridoi e, impercettibilmente, si sale, ci si approssima al centro che è un luogo di luce. Le sue barche fanno pensare alla terra d’acque ch’egli abita, andanze d’acque fino al Delta labirintico del Po, peschiere coperte per la lavorazione e il commercio del pesce, canali e golene che nutrono i campi e permettono gli spostamenti.

10. Catullo e Sirmione, l’acqua luminoso elemento torno torno: in liquentibus stagnis / marique vasto.

L’Adriatico che sottentra nella luce abbacinante di Comacchio, nel curvo orizzonte della sacca di Goro.

11. Le Foreste sorelle e Nane Oca di Giuliano Scabia, il Pavano Antico, la contrada patavina, il labirinto di storie e d’erranze dove s’intrecciano, indissolubili, la vita e la morte. E un poeta che si fa albero. Un poeta che disegna. Alberi materiati di scrittura, fiori che sono concatenazioni di parole.

Arianna-scala

12. Insistita ritorna l’immagine del ventre femminile, vaso o caverna o tronco cavo che genera e custodisce la vita. Nelle mani e nella mente di Lanfredini c’è anche il contadino e il falegname, il boscaiolo e il pescatore, tutti sporchi (ed è cosa buona, è cosa da perpetuare) di terra, di acqua che si fa fango, acqua che ritorna limpida, pescosa.

13. Mantova e il Mincio torno torno, mobile specchio delle stagioni, iridescenza anche per versi antichi, anelanti alla pace. Mite Virgilio che ci guardi dall’edicola di bianca pietra: la nostra gratitudine di posteri per le tue Georgiche.

barca delle essenze pregiate

Barca delle essenze pregiate: versi da versare, fischietti per sognare (2002-04)

l'albero nel labirinto