La parola necessaria

di Antonio Devicienti

locandina

 

Il cortometraggio di Christian Tito I Lavoratori Vanno Ascoltati ha suscitato un notevole interesse, per cui vorrei dedicargli una brevissima, ulteriore riflessione.
Sono questi i giorni in cui Roberto Saviano, con argomentazioni complesse, articolate e convincenti, esprime le proprie perplessità circa le conclusioni cui è giunto il Ministero competente in merito alla situazione sanitaria nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”: secondo lo scrittore tali conclusioni sarebbero affrettate e condizionate dalla necessità di minimizzare i fatti al fine di tranquillizzare la popolazione e non deprimere ulteriormente l’economia campana (al link seguente è possibile leggere l’intervento di Saviano: http://www.repubblica.it/cronaca/2014/07/05/news/la_verit_in_ritardo_sulla_terra_dei_fuochi_e_quelle_risposte_da_dare_ai_suoi_martiri-90732906/?ref=nrct-2).
A Taranto è evidentemente in atto un’operazione simile, risultato di un miscuglio di interessi economici, finanziari, politici e mafiosi che, ovviamente, ignorano senza farsi alcuno scrupolo i diritti di lavoratori e popolazione.
Con la disarmata umiltà di una videocamera e della parola Christian ha filmato l’ILVA ed il quartiere che si trova a ridosso dello stabilimento tarantino e ha lasciato parlare chi quelle realtà conosce dall’interno e da diversi anni. Che cosa può essere, oggi, la poesia, sempre più ignorata, quando non dileggiata? Quella stessa poesia che, in altre circostanze, è invece luogo di narcisismi ed esibizionismo? Christian fornisce una possibile risposta a queste due domande, indicando tra l’altro la strada dello scambio tra parola ed immagine, tra tensione linguistico-stilistica e documentazione di ciò che accade, di ciò che con urgenza va affrontato. Siamo forse vittime di una visione esclusivamente economicistica della realtà e dimentichiamo che quella stessa realtà, complessa e problematica, esige risposte altrettanto complesse e problematiche, ragion per cui l’economia, certo e la politica e il diritto e la legislazione sono chiamate, insieme e contemporaneamente, a fornire delle risposte serie e risolutive, capaci di salvaguardare la salute e il lavoro delle persone, ma anche la parola, la parola che riflette ed analizza e rappresenta la realtà può e deve dare una risposta.

 

Istantanea video 48

 

“Poesia” è spessissimo, ancora oggi e per tanti, sinonimo di sogno, di scollamento dalla realtà, di baloccamento per anime belle; il cortometraggio di Christian e dei suoi compagni d’avventura dimostra invece e dice a gran voce la consapevolezza della poesia di essere e di voler essere dentro la realtà quotidiana: la poesia sa portare alla coscienza delle persone una determinata situazione, la poesia non estetizza la realtà, ma la dice con la parola, con l’immagine, con il suono, strappandola alla sua situazione iniziale di fatto bruto, di accadimento puro e semplice.
Christian ci mostra quanto insidiosamente affascinante possa essere il mostro cancerogeno dell’ILVA; appunto: ce lo mostra, ne filma le luci scintillanti nella notte, il corpo articolato dei forni e delle ciminiere, il moto ondoso del mare a ridosso dello stabilimento ed intanto musica, versi, racconti, ricordi e riflessioni riempiono lo spazio sonoro, creando il testo nella sua completezza che, come sostenevo poc’anzi, eleva il bruto e violento esserci dell’ILVA a livello della coscienza delle persone.
Leggo in Tutti questi ossicini nel piatto, il libro di Christian edito nel 2010 dall’Editrice Zona:

LO SGUARDO FUORI

Lo sguardo fuori
a registrare segnali
di frane e smottamenti
di cui non so dire
se non che in somma
fanno un numero troppo grande
per poter essere detto
il cui suono somiglia
a una delle tante nostre guerre
di cui niente si dice
(pag. 26).
 
Eccola l’umiltà della poesia, quel non so dire che non è affatto rinuncia a dire o scetticismo, ma onesta consapevolezza, concreto punto di partenza per provare, invece, a dire – e si può allora girare e montare un cortometraggio quale I Lavoratori Vanno Ascoltati.

 

Istantanea video 33
 

E a pagina 72 della medesima raccolta poetica Christian scrive:

La poesia è dappertutto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
pochissimi gli occhi che la vedono

ed i due versi costituiscono il primo e l’ultimo rigo della pagina, con quell’enorme bianco, significativo e pregnante, in mezzo.
Nel prossimo futuro Via Lepsius pubblicherà altri cortometraggi di Christian Tito che qui si ringrazia ancora una volta per la generosa disponibilità. Ed intanto andremo a rileggerci il capitolo che Ermanno Rea dedica, in Mistero napoletano, alla base navale NATO della città partenopea o, sempre di Rea, la sua Dismissione; molto potranno dirci i versi e i libri di Luigi Di Ruscio, di Nadia Agustoni, di Fabio Franzin, di Roberto Roversi e di altri ancora, proprio a riprova del fatto che la parola è più che mai necessaria.

 

scena2