Kunze, Biermann e lo sferragliare del tram

di Antonio Devicienti

Nel 1971 Reiner Kunze scrive questo testo che entrerà poi a far parte del libro zimmerlautstärke (basso volume) pubblicato l’anno seguente nella Repubblica federale da Fischer. Wolf Biermann, poeta, intellettuale, Liedermacher (cantautore, si direbbe in italiano, ma con una preparazione letteraria, una coscienza artistica e politica e una capacità creativa di gran lunga più complete e profonde di quelle di larga parte dei nostri pretesi “cantautori”) aveva subìto fin dal 1965 il divieto totale di pubblicare le proprie opere e di esibirsi in pubblico (è questo il Verbot cui Reiner Kunze si riferisce nei suoi versi); nel 1968 Biermann pubblica nella Germania occidentale l’LP Chausseestraße 131 (il cui titolo è l’indirizzo di Berlino Est dove l’artista abitava dal 1963) contenente la canzone intitolata Das Barlach-Lied. Si tratta di un album divenuto mitico anche per le circostanze in cui fu registrato: Biermann non poteva servirsi di uno studio di registrazione, per cui, con l’aiuto di amici e della madre, incise tutte le canzoni dell’album nel suo appartamento di Chausseestraße 131 servendosi di un registratore a nastro della Grundig importato di contrabbando dall’Ovest e di un microfono omnidirezionale Sennheiser che registrò vari rumori ambientali, ivi compreso quello del tram che transitava sotto la casa dell’artista. Barlach è il cognome di un noto artista d’area espressionista inviso al regime nazista e perciò perseguitato.

Trasparenti le allusioni contenute sia nel testo di Kunze che in quello di Biermann. Li propongo qui quali spunti di riflessione sul ruolo dell’intellettuale e del suo rapporto con la storia e la politica anche oggi, anche adesso, anche nel nostro “libero” Occidente.

 

 

 

WOLF BIERMANN SINGT

Im zimmer kreischt die straßenbahn,
sie kreischt von Biermanns platte,
der, als er die chansons aufnahm,
kein studio hatte

 

Er singt von Barlachs not,
die faßt uns alle an,
denn jeder kennt doch das verbot
und hört
die straßenbahn

CANTA WOLF BIERMANN

Nella stanza sferraglia il tram,
sferraglia dal disco di Biermann,
il quale, quando registrò le canzoni,
non aveva uno studio d’incisione

 

Canta della miseria di Barlach,
che tocca tutti noi,
ché ognuno sa del divieto
e sente sferragliare
il tram

 

 

 

 

Das Barlach-Lied

Ach Mutter mach die Fenster zu
Ich glaub es kommt ein Regen 
Da drüben steht die Wolkenwand 
Die will sich auf uns legen 

Was soll aus uns noch werden 
Uns droht so große Not 
Vom Himmel auf die Erden 
Falln sich die Engel tot 

Ach Mutter mach die Türe zu 
Da kommen tausend Ratten 
Die hungrigen sind vorneweg 
Dahinter sind die satten 

Was soll aus uns noch werden 
Uns droht so große Not 
Vom Himmel auf die Erden
Falln sich die Engel tot 

Ach Mutter mach die Augen zu
Der Regen und die Ratten 
Jetzt dringt es durch die Ritzen rein 
Die wir vergessen hatten

Was soll aus uns noch werden 
Uns droht so große Not 
Vom Himmel auf die Erden 
Falln sich die Engel tot

La canzone di Barlach

Ah mamma chiudi la finestra
credo stia per piovere
lassù c’è una cortina di nubi
vuole mettersi proprio sopra di noi

Che ne sarà ancora di noi
ci minaccia grande miseria
dal cielo sulla terra
si precipitano gli angeli morti

Ah mamma chiudi la porta
stanno arrivando migliaia di ratti
gli affamati stanno davanti
dietro ci sono i sazi

Che ne sarà ancora di noi
ci minaccia grande miseria
dal cielo sulla terra
si precipitano gli angeli morti

Ah mamma chiudi gli occhi
la pioggia e i ratti
adesso premono per le fessure
che avevamo trascurato

Che ne sarà ancora di noi
ci minaccia grande miseria
dal cielo sulla terra
si precipitano gli angeli morti

 

Da notare che il termine Not (estremamente polisemico: può significare miseria, necessità, bisogno, urgenza, pericolo, pena) ha, nella letteratura di lingua tedesca, un’antica e importante tradizione, rimando spesso, nelle ballate, con Tod (morte) o tot (morto, morta), quasi a sigillare una situazione altamente tragica e senza via d’uscita; luogo celeberrimo è la ballata di Goethe Erlkönig (il re degli elfi). Ringrazio inoltre di cuore Fiammetta Giugni che mi suggerisce di rendere il tedesco Ratten con ratti e non con topi come invece proponevo nella mia prima versione: Fiammetta ha ragione sia per motivi relativi al contenuto che più propriamente lessicali, in quanto anche in tedesco il termine Ratte è spesso usato in senso peggiorativo o spregiativo. Mi scuso per la superficialità della mia prima resa traduttoria e ringrazio Fiammetta per l’attenzione e per la cura della sua lettura: nel mare magnum della rete incontrare chi si sofferma a leggere fino in fondo e a fare delle considerazioni non banali è un privilegio ed un dono immenso.

A queste persone appartiene anche Anna Maria Curci la quale ricorda che l’espressione “Da drüben” (dall’altra parte), specialmente nei lunghi decenni di divisione della Germania, era correntemente usata per indicare chi viveva o le cose che succedevano, appunto, dall’altra parte, ossia oltre il Muro e la cortina di ferro: Biermann impiega tale espressione in maniera consapevole per suggerirci l’estrema complessità di una situazione e di una condizione esistenziale – ma a un vero poeta bastano due brevi vocaboli apparentemente umili: “di là, dall’altra parte”…