B. B. torna a meditare sul suo “Vita di Galileo”

di Antonio Devicienti

 

DerHimmelÜberBerlin

Fermo immagine da “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders

 

 

Tardo giugno del 1953. Bertolt Brecht, al tavolo di cucina nel suo appartamento a Berlino Est, medita sulla rivolta operaia del 17 giugno e, tra sonno e insonnia, ripensa al suo Leben des Galilei.

 

“Lo so che anche l’insonnia induce
visioni, allucinazioni.
Si altera lo stato della psiche
in condizioni di stanchezza
o di defatigante tensione.
Lo so che non sei reale,
ho bisogno di un interlocutore
e tu sei qui: testimonia
se la parola sappia liberarci”.
Galileo annuisce nella penombra,
poggia sul tavolo le mani lerce d’inchiostro.
Attende.
“Eri così corporeo nella mia mente,
così gioivi del buon cibo e così
dell’astronomia, con fisica soddisfazione.
Lo so ch’è vero l’assaporare e l’accarezzare
e l’odorare (si chiama bellezza
ed essa è vera se non si nutre
di schiavi né di tradimenti) ma
gli operai, la nostra gente che
a pugni nudi sfidava i carriarmati
c’insegnava la strada”.
Galileo appoggia il mento
sulla mano, intento.
“La scienza è rivoluzionaria,
anche quando il singolo fallisce
(ti mostrarono gli strumenti di tortura,
ne avesti paura) il suo uso
reazionario, se venduta
ai padroni.
E il teatro …”
Un autoblindo transita in strada.
Andrea Sarti è comparso alle spalle
del maestro, la barba non rasata
da giorni.
B. B. sussulta, poi avvicina un foglio,
comincia a scarabocchiarvi.
“… il teatro ha riflettori di luce
bianca, ha la storia da sviscerare
e la consapevolezza da esercitare”.
Forse contro la finestra e dalla notte
di Berlino s’addensano
le note di un’armonica a bocca
(la canzone triste di Mutter Courage,
l’aria solenne dell’Internazionale,
la cadenza meditativa dell’allegretto della Settima).
“Non tradirò la mia gente
né la rivoluzione.
Me l’hai insegnato tu: fallire, cadere
e non rinunciare: transeunte l’individuo,
l’idea gli sopravvive”.
Galileo ondeggia, come sbuffi di nebbia
pare dissolversi nell’aria densa di fumo.
Anche Sarti scompare mentre B. B. s’alza,
va alla finestra, apre le imposte.
L’aria odora ancora di nafta bruciata
e di polvere, i bui carriaggi
portano il carbone agli altiforni.

 

La giovane coppia al piano di sopra
si ama: è
come la notte sospirasse,
ben oltre la tristezza.
Scriverà ora
una lettera d’amore.