Lamento per Reyhaneh

di Antonio Devicienti

Una carissima amica di Via Lepsius ha inviato questo lamento chiedendo di rimanere anonima. Il pensiero da Via Lepsius si dirige verso Reyhaneh ed anche verso Gianmario Lucini, in un abbraccio che vuole superare il tempo e lo spazio.

 

Indegni di aprire gli occhi all’alba
e ritrovare una voce, un costato, un fiato.
Indegni di avere un piatto, un letto,
un luogo custode e le sue chiavi.
Indegni di camminare su due zampe
e avere braccia e mani e dita.
Indegni di avere un cane ed un guinzaglio,
di carezzargli il pelo, il muso, il petto.
Indegni di avere nome e famiglia,
avi da testimoniare e testamenti da depositare.
Indegni di ogni luce e suono e colore,
di ogni diritto e di ogni compassione.
Indegni della nebbia e della sera
che dolcemente spingono la vita nei ricordi.
 
Ninfe delle montagne, Oreadi,
scendete ai piedi dei monti Elburz,
e voi, Esperidi, rubate i cavalli al sole,
che tutte le ninfe lascino i prati e le sorgenti,
i boschi, i precipizi, i mari
e giudichino
questo buio che dilaga
 
perché il mondo degli uomini non è degno
né lo sono gli dei, unici e solitari, sui loro rossi altari.