Annamaria per Gianmario

di Antonio Devicienti

Per desiderio di Annamaria Ferramosca pubblico anche su Via Lepsius quanto Annamaria stessa ha scritto per Poetarum Silva, per la propria pagina facebook e in un commento su Cartesensibili.

 

Per Gianmario, che continuerà a farci credere nella forza delle parole.

Ero anch’io accanto a Gianmario, domenica. lo avevo accompagnato in auto -il suo trolley strapieno di libri -(ne regalava molte copie ai giovani, come ha fatto anche domenica) dalla fermata della metropolitana fino al Villaggio Cultura, dove si presentava Keffieh, antologia per la pace. Avevamo a lungo chiacchierato, qualche commento sul marasma politico attuale, e progetti, consigli, raccomandazioni -lui era sempre così, non si risparmiava e parlava sempre di dignità e fermezza, conservando la sua posizione di contrasto non violento verso ogni forma di potere e sopraffazione. Ricordo le sue parole limpide e convincenti, non solo su argomenti di poesia , ma soprattutto su questioni cruciali, esistenziali e civili, fin dai tempi del suo blog poiein, dove lo incontrai per la prima volta negli anni 2004-2006, quando ancora non era editore, ma divideva il suo tempo tra il lavoro e il volontariato per l’Associazione Libera, in Calabria. Un’amicizia saldissima, una persona ineguagliabile per senso dell’ etica e della responsabilità civile, che credeva nel dialogo e si prodigava per trasmettere ai giovani fiducia nella capacità critica e nella lotta strenua contro tutte le mafie.
Domenica mi confidò di avvertire ogni tanto come delle pugnalate al petto e mi arrabbiai molto nel sapere che ancora non aveva sentito un cardiologo. Minimizzava tutto ciò che poteva distrarlo dal suo interesse-passione: la poesia, la forza della parola capace di smuovere le coscienze e dunque continuava senza risparmiarsi nella sua missione di pubblicare e diffondere libri in cui credeva, con estenuanti viaggi ripetuti lungo tutta la penisola.
Mi mancherai maledettamente, amico insostituibile, e voglio imparare a memoria questa tua poesia da Sapienziali, per ripeterla all’infinito, a figli e nipoti:

Saranno dunque i miti
a possedere la terra
coloro che diranno: ” non facciamo più armi
non lavoriamo oltre il necessario
vogliamo il nostro tempo per capire
il donde eil dove
vogliamo la dignità, non la ricchezza
non vogliamo sciupare più nulla
ma prendere in prestito soltanto
chiedendo il permesso alla natura
per l’attimo che dura la nostra scintilla
nella magnifica notte dell’immensità
senza sogni da vendere o sogni da comprare
vivi fino all’ultimo, eretti
con dignità davanti alla morte
salutando gli amici”.
Così canteranno i miti
portando covoni di grano.
Canteranno i loro poemi
quando tornerà la bellezza dagli occhi limpidi
alla fine d’ogni parola
al tramonto
d’ogni ragione.

Annamaria Ferramosca