Concatenazioni 7: la fisica vicinanza ai libri

di Antonio Devicienti

1. Ho già scritto altrove (http://samgha.me/2013/05/16/per-kavafis-29-4-1863-29-4-1933-2/) che appartengo ad una generazione la quale, pur avendo imparato a servirsi dei mezzi informatici, trova irrinunciabile e particolarmente stimolante il contatto anche fisico con i libri; ho scritto anche che altro spunto per avviare fantasticherie sono per me le foto di poeti e di artisti.

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2. C’è questa fotografia di Vladimír Holan e l’ombra dominante, le pareti stracolme di libri, il poeta serio e concentrato nel suo dialogo con l’interlocutore. Sono gli anni della reclusione volontaria sull’isola di Kampa, il leggendario spazio con le imposte delle finestre sempre chiuse dal quale il poeta sapeva vedere molto meglio e di gran lunga più in profondità di chi, invece, si credeva libero. È la casa del poeta tragico, come scrive in Una notte con Amleto.

3. Non si tratta del luogo comune della Praga tenebrosa e misteriosa, è, invece, il nodo inestricabile del vivere all’urto con la storia.

 

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4. Calle Trocadero 162, bajos, Havana Vieja: José Lezama Lima, anche lui circondato da tantissimi libri, ma lo scrittore siede come adagiato e soddisfatto nel centro del suo impero. Lo chiamavano El gordo de Calle Trocadero, lui che sofferse la fame in anni orribili, lui eruditissimo scrittore e poeta determinato a scrivere i suoi libri-mondo.

E immagino María Zambrano durante una delle sue frequenti visite all’amico: si versa dell’acqua dalla brocca e la luce scintilla nel bicchiere spiccato vetro dalle finestre della Habana preserale. Questa è una casa sconfinato continente; le mani di María delfiche pietre scarnificate da piogge millenarie porgono all’amico un bicchiere d’acqua.

 

René Char.

5. René Char ad un tavolo di legno massiccio nella sua casa aux Busclats all’Isle sur la Sorgue. Il suo viso è una pietra o un tronco d’olivo segnati dagli elementi naturali. Scrivere è una folgore che trancia il buio.

 

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6. Roberto Roversi ha guardato per decenni l’Italia sepolta dalla neve, restaurato i libri danneggiati riparandoli con la Coccoina, accolto tra gli scaffali della libreria Palmaverde chiunque avesse voglia di discutere di poesia e di politica. Quante volte ha dovuto traslocare la Palmaverde sino all’ultimo, significativo indirizzo: Via de’ Poeti, 4 – Bologna. Traslocare i libri è impresa immane: li si toglie dagli scaffali, li si sistema nei cartoni, li si trasporta altrove e di nuovo rimetterli sugli scaffali; forse il singolo libro ha attitudine a viaggiare, a spostarsi, ma 3.000 o 5.000 insieme?

 

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7. MARÍA ZAMBRANO

Maria ci si è fatta così trasparente
che la vediamo nello stesso tempo
in Svizzera, a Roma o all’Avana.
Accompagnata da Araceli
non teme né il fuoco né il gelo.
Suoi compagni i gatti del freddo
e i gatti del caldo,
gli elastici fantasmi di Baudelaire
la stanno lentissimamente a guardare
così che Maria timorosa comincia a scrivere.
L’ho udita parlando spaziare da Platone a Husserl
in giorni alterni e verticalmente opposti
e finire col cantare un corrido messicano.
Le onde ionie del Mediterraneo,
i gatti che usavano la parola come,
(secondo gli Egizi essa unifica tutte le cose
come un’ eterna metafora),
le parlavano all’orecchio
e Araceli tracciava un cerchio magico
con dodici gatti zodiacali
ognuno aspettando il suo momento
per salmodiare Il libro dei morti.
Maria è per me
come una sibilla
cui con discrezione ci avviciniamo,
credendo di udire il centro della terra
e il cielo dell’empireo,
che si trova più in là del cielo visibile.
Viverla, sentirla giungere come una nube,
è come prendere un calice di vino
per immergerci nel suo limo.
Ella tuttavia può accomiatarsi
abbracciata ad Araceli,
ma sempre ritorna come luce tremante.

Queste le parole di Lezama Lima per l’amica carissima, questo il mio tentativo di traduzione.

 

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8. Il tema del muro ricorre nella poesia di Holan, così come quello della musica di Mozart: i muri sono pagine, sembra insegnarci Antoni Tàpies e la sublimità della musica mozartiana s’oppone alle tenebre; lo stesso sembrano fare i libri alla parete nello studio di Holan; abita prima U sovových Mlýnu n. 7, poi U lužického Semináře 18, sempre sull’isola di Kampa, sempre in dimore già abitate da grandi spiriti della cultura ceca e ci immaginiamo le notti del poeta in conversazione con Amleto, l’instancato interrogare.

 

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9. Che cosa rimane della Bologna di Roberto Roversi, oggi?

10. Interno provenzale
quella sedia impagliata
quieta all’angolo, gialla.

“Puoi posarvi gli abiti
logorati d’attesa”
dice la voce o i libri
che compulsi, vorrei aggiungere.
E con una matita
sottolinearvi magistrali versi.

“T’arrischierai di nuovo
a scrivere, ancora, dopo i maestri?”
soffia la voce.

 

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