Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: marzo, 2015

In un’aula di Liceo

 

P._Oxy._8

 

in dialogo con Ilaria Seclì, in questo nostro tempo infame. Contro questo nostro tempo infame.

Le ragioni dell’acqua

Riflessioni di un insegnante mentre si accinge a cominciare la sua lezione:

Si fidano di te. Ti ascoltano. Come potresti tradirli? Come non guardarli ad uno ad uno negli occhi? E lo sai bene: là fuori li aspetta il tritacarne sociale. Molti di loro emigreranno. Si danneranno l’anima per una laurea ed emigreranno. Intanto seguono lezioni di lingua morta. Lingua morta? Sanno appassionarsi ai valori del congiuntivo latino e discutono con animazione sulla resa di un ottativo greco. Lingua morta? Alcmane li commuove ancora e Lucrezio gli spalanca gli occhi sul mondo. Inutili conoscenze, vanno dicendo in giro. Ma tu guardali, guardali bene negli occhi: in questo momento non sono né merce né clienti. E forse sapranno fare quello che né tu né la tua generazione sapeste fare: àuguri loro coraggio e felicità, consapevolezza e rivolta. Loro àuguri la felicità degli atti gratuiti e degli entusiasmi.

La felicità che da anni (da secoli?) vanno togliendo alle persone, persuase a rinunciare ai diritti, gettate in quest’immane tritacarne sociale, vendute, macellate: come polli allevati in batteria.

 

 

Pensieri di Margherita Porete nell’ultima notte di vita

 

labirinto_lucca

 

Parigi che divampa nello specchio
per me argenteo dell’acquamanile
(lavato offrirò il corpo al fuoco, al mondo).
L’acqua e i suoi ponti visitano l’occhio
del mio vigilare e i pesci devono
respirare la neve dell’inverno
lunghissimo che s’apparecchia (soif
de vérité: la mienne: la nôtre): bussano.
Entrate, Signora, stella cometa
che non vanisce, ma dimora e cresce.
Vi appresto questo tappeto di gocce
scintille della fronte, acqua secreta
nell’angoscia lucente che a tutti
mi unisce i viventi – e nell’intelletto
che ci fa grande cosmo di pensiero
e guizza dentro l’acqua, sfiora tutti
i fondali dell’essere, s’immerge
fino nella radice della voce
nascosta, insistente, albeggiante: lì si scioglie.
Sfiorando perle di rugiada (sorge,
ecco sorge) incedete verso l’occhio
che fu io, ch’è l’essere quando a se stesso
torna. Il cosmo pensante si dissolve
in dolcezza, nel fuoco e nello specchio.

 

 

Lecce: Teatro romano

 

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I gatti che frequentano il Teatro romano si leccano una zampa accoccolati sulla gradinata più alta.         Abitano quel vortice di tempo e di pietra cui tornano dopo scorrerie amorose          (sondaggi di desiderio e vertigine). La loro sapienza di mediterranee pietre viventi accetta gli avanzi di pastasciutta che le anziane lasciano dentro tegami d’alluminio per medicare la solitudine. Ché ne sono certo: i gatti del Teatro romano di Lecce furono millenarie pietre viventi         ed ora ci fissano dal nostro disattento oggi.              Attendono.

 

 

Zibaldoni e altre meraviglie

 

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Per me è sempre una gioia ed un onore veder pubblicato qualcosa di mio su Zibaldoni e altre meraviglie, l’ormai più che decennale rivista curata con la passione e la discrezione che lo contraddistinguono dall’amico Enrico De Vivo; ecco, proprio in nome della “libera giocosità del pensiero” (l’espressione è di Enrico stesso, autore di un meraviglioso libro di cui ho già scritto qui), ho abbozzato l’esperimento di scrittura apocrifa che oggi compare su Zibaldoni e che è dedicato a due amici e a due maestri di scrittura. Da Via Lepsius saluto e ringrazio Enrico De Vivo augurandogli buon lavoro.

Sogno di un sogno

 

 

Per un ritratto di Walter Benjamin (terzo abbozzo)

 

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Fermo immagine dal film “Berlin Alexanderplatz” di Rainer Werner Fassbinder (1979).

 

 

studiare:         conoscere:          capire:
e nella bocca la secchezza di quando
monta l’angoscia.

i fascismi s’impossessano della mente e della lingua
che nella scrittura
sia difesa la lingua         dove abita
l’uomo           dove la sua casa ha
un tavolo per
spartire il pane.

se la pioggia di Berlino è sfilacciata di
brandelli riarsi di libri
il mite studioso costretto al coraggio      raccoglie
in due affaticate valigie manoscritti
dove la lingua, bellissima          (venero il nome
di Gotthold Ephraim Lessing e di Georg Christoph Lichtenberg)
bellissima la lingua         la lingua
tedesca s’inabissa a toccare         il pozzo
buio del secolo

studiare:         conoscere:         capire:
la borsa, vuota, a Port Bou ci
chiede ragione.