Sorella mia ginestra, di Paolo Ottaviani

di Antonio Devicienti

 

Perugia_Fontana_Maggiore_Mesi_Aprile

 

Un’accorata meditazione d’ispirazione leopardiana innerva i versi che Paolo Ottaviani dona a Via Lepsius; nel rigore di metro e di rima si esprime il dolore per un mondo sottoposto ad offesa e distruzione, caratterizzato da inquietanti inverni senza neve e dalla morte degli olivi secolari; Umbro, Paolo reca nei suoi occhi fin dalla più tenera infanzia la nobiltà e la vetustà degli olivi miti maestri onesti, padri dei padri, luminosi e rari; solo l’umiltà della ginestra, la sua luce, il suo profumo sembrano soccorrere nello scoramento, addirittura il “fiore del deserto” può diventare interlocutore del poeta e destinatario di un interrogativo cruciale: dimmi se il tutto è solo un vano errore. E il vicolo, il muro dai quali s’accende (splendido verbo qui, riferito alla ginestra) il fiore li immagino materiati di quei sassi antichi che caratterizzano i borghi dell’Italia centrale, tra i quali ancora soppravvive una tradizione di dignità, onestà, bellezza, memoria. La parola meditante trova in luoghi come questi lo spazio del proprio venire ad esistenza, nella tradizione leopardiana, lucida e coraggiosa, la propria radice, nell’immagine di un fiore umile e tenace il proprio rispecchiamento e la propria aspirazione alla resistenza.

 
 

Qui, dentro un buio vicolo, dal muro
di una appartata corte, ecco s’accende
un’umile dorata luce e puro

un familiare aroma mi sorprende
nella bluastra memoria del greve
piovigginare tiepido che offende

questi inquietanti inverni senza neve.
E muoiono gli ulivi secolari
miti maestri onesti in ogni pieve,

padri dei padri, luminosi e rari.
Sorella mia ginestra
tu che ogni sorte accetti
e riconosci la pietà maestra,
tu che dispensi gioia agli architetti
d’ogni folle dolore,
reclinata alla luce, con maggiore
sapienza e con più fine
ardore le dottrine
antiche e nuove sospingi all’amore,
dimmi se il tutto è solo un vano errore.