Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: agosto, 2015

Nessun essere umano è illegale

 

kein Mensch ist illegal

 

c’è un Corpo idolatrato, esibito e commercializzato: venduto/comprato/ovunque ostenso
(quello di Kate Moss, ad esempio)

 

e c’è un corpo vilipeso, asfissiato, occultato nelle casse dei pomodori. i senza nome

 

kein Mensch ist illegal

Ho scattato questa foto al porto di Amburgo nella primavera del 2014; la frase era ripetuta molte volte lungo uno dei marciapiedi.

 

 

 

Due respiri di corsa

 

calais_migranti

 

Due respiri di corsa
e poi finire

che cosa credi?
Calais è in casa mia
e se un padre lancia la propria figlia
oltre il recinto…

che cosa t’aspetti?
una bracciante che
muore di fatica nell’agro pugliese
aveva i miei stessi pensieri
e medesimi sogni…

Due respiri di corsa
in quest’imbuto concentrazionario
in questo medioevo tecnologico

 

in-corteo

 
 

Cinque HORTI CONCLUSI per Annamaria Ferramosca

 

olivetani_lecce

 

1. LECCE: CONVENTO DEGLI OLIVETANI: CHIOSTRO

Nella rosa dei venti una lancetta
(d’orologio e di bussola)
avviandosi a rotare
orienta la mente verso l’aperto
e oltre la soglia
perché un hortus conclusus
è melagrana che si dischiude è
stagione dell’andanza
è muri fessurati di mondi è.

 

paesaggio big

 

2. FUORI CITTÀ: UNA MASSERIA: ANNI ADDIETRO

È danza di possessione è
occhi girati in dentro è
corpo avvitato alla vertigine è
vortice di vita ebbra è

Piedi nudi a battere sulle pietre
ritmo di cuore e respiro
lo ξένος giunge d’oltremare
la nave porta i suoni

È dolore è prigionia è
braccia e corpo a fare un’anfora è
notte nel giorno è
la danza dei senzanome è
la buccia dell’anima è

 

san-clemente-roma

 

3. ROMA: SAN CLEMENTE: GLI SPAZI IPOGEI

Il proprio stesso nome resta enigma.
Sciogliere l’enigma del proprio nome.
È sentirsi chiamare
è voltarsi cercandosi addosso
coraggio nel perimetro chiuso
che per strati di pietra e acqua scende, scende

speranza mentre s’apre ancora andanza
e attesa e timore e ansia.

Lunga e nodosa notte.

 

hortus-conclusus-di-benevento

 

4. BENEVENTO: HORTUS CONCLUSUS DI MIMMO PALADINO

Hortus conclusus è il libro il quaderno
la mente.
Aprirsi / aprirli: non chiuderli: non
precluderli: non farlo:
la mente il quaderno il libro e finestra
beneventano interno
con muri fessurati d’aspettanza
stellati anfratti lampi di sapienza.

 

IL-VIGNETO-SUL-CASTELLO-DI-COPERTINO

 

5. COPERTINO: CASTELLO: VIGNA PENSILE

Coltura e cultura posseggono medesima radice: medesimo senso. La vite. Il vino. Oggi, come già era in passato, hanno piantumato filari di vigna sui bastioni del Castello: bianca e raccolta Copertino i tetti le terrazze vertici di luce e di ciclici moti. La scrittura. Le stagioni. Vendemmiare viene dopo la lunga cura dei giorni, per pazienza e attesa. Linearità dei filari. Concavità delle zolle. Direzioni in Terra d’Otranto.

 

 

Maria Reiche (passo dopo passo)

 

Maria Reiche Bruce Chatwin

Maria Reiche fotografata da Bruce Chatwin.

 

1.
Ritta in piedi su di una scala        e il deserto intorno e più oltre di quanto lo sguardo giunga.
Abbiamo quest’ammirazione per la sapienza di generazioni a noi anteriori.
Incontrassimo uno di quegli antenati        ricoperto di piume, la pelle tatuata di scrittura,         gl’invidieremmo lo sguardo colmo di stelle        che noi non abbiamo conosciuto         che ci soggiogano nella loro triangolazione coi sassi sparsi sul deserto e col vento.
È come ricomporre il disegno smarrito di sé,        è l’ordine paziente delle ipotesi da mettere in fila, l’una dopo l’altra,
poi verificarle, l’una dopo l’altra.
Che cos’abbiamo in effetti?        Una baracca con un rozzo tavolo dove comporre schizzi e stendere appunti,        una scala che s’apra a libro, in cima alla quale decifrare le linee delle nostre ascendenze.

2.
E ancora percorrere a piedi il deserto        gettàti via gli ultimi cascami dell’orgoglio colonialista
lasciare che il sole e il vento scrivano solchi sul viso che invecchia.
Forse la saggezza è un miraggio che perdura tutta la vita
o forse la silenziosa abnegazione dei giorni        (frugali pasti, rustici sandali, salsa acqua di pozzo e dimenticare se stessi, finalmente).
Levarsi del sole        (felicità d’un giorno nuovo e di studio che comincia)        pazienza d’ore camminate

passo dopo passo.

 

 

Sette interni

 

Arles_Amphitheatre

L’Anfiteatro di Arles nel XVIII secolo.

 

1.

Un interno olandese
di luce zenitale
ma filtrata traverso
finestre rabdomantiche
(fanno intuire il porto,
il vociare al mercato,
fiammea l’ora sospesa
sopra Delft invisibile).
Un interno di cose
segnali d’esistenza
modulato silenzio
sulle mappe del tempo.

2.

Interno provenzale
quella sedia impagliata
quieta all’angolo, gialla.

“Puoi posarvi gli abiti
logorati d’attesa”

dice la voce o i libri
che compulsi, vorrei aggiungere.
E con una matita
sottolinearvi magistrali versi.

“T’arrischierai di nuovo
a scrivere, ancora, dopo i maestri?”

soffia la voce.

3.

Interno giapponese
(sumi e) :
il pennello l’inchiostro
la danza della mano
la mano che qui danza
l’inchiostro sulla neve
del foglio
e il pennello infine
a prendere congedo.

Segue contemplazione.

4.

Interno salentino
con tovaglia di Fiandra
e immedicabile atra
assenza nelle stanze
dov’è vano cercare.
Finestra su terrazzi
e comignoli bianchi
di calce e biancheria
stesa a asciugare; vento.
I suoi occhi trasparenti.

5.

Un interno ateniese
con lampada da tavolo
(nella mezz’ombra il volto
della sera e silenzio,
sacri anfratti scrittori)
inquadra la finestra
i capitelli della
Biblioteca d’ Adriano:
sedimenta il caffé
al gocciare del tempo
alla carezza della
mano sopra la pagina
al danzare del sogno
nell’inchiostro.

6.

Palestinese interno:
cadavere bambino
nella camicia-uovo
e sopra il legno brullo
dell’ostensione
(lo piangono le Madri
raccolte attorno al tavolo
dove mangiano il lutto).

7.

Siracusano interno
è piazza a forma d’occhio
(esterno come ventre
della mediterranea
madre nella lucìa
di pietra e quaglia in volo).

Siracusano interno
è disco biancheggiante
di pietra ove, seduti,
Antigone nell’eco
dall’eco disperata
della Legge s’intride
mani di polvere aspra
d’aspro suolo, gli uccisi.