Il pensiero. Nel bianco.

di Antonio Devicienti

 

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La camera da letto di Giorgio Morandi a Grizzana (da una foto di Luigi Ghirri)

Come il monaco quando rinuncia a sé:
si fa carico del mondo
(vi si sottrae all’apparenza
ma soltanto per esservi inchiavardato
con nascosta forza tenacissima
di radice)
e la cella bianca di calce, il letto,
la pazienza e l’attesa,
un pane nel piccolo armadio quasi
vuoto –
come il bicchiere d’acqua sul piano
di legno mentre aspetta l’accostarsi
della bocca
e il rubinetto gocciante annodato
a fiumi lontani, acque di nivale
pazienza a levigare i sassi vitrei,
lo spazio e la storia,
una bottiglia di vetro che quieta
attende –
come il libro annotato a matita
segno su bianco, bianco nel silenzio,
reductio ad minimum, forse l’aroma
del caffè sospeso nel bricco vuoto:
stare come il guanciale sottovoce,
come nella ciotola l’elemosina,
come gli occhiali vicino alla radio
e lo specchio per radersi, il sapone,
la pazienza e l’attesa,
due sandali di cuoio sotto il letto,
invisibili

e l’intonaco morbido, solare
d’un edificio emiliano tramato
d’onestà, di serietà.

 

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