Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: dicembre, 2015

Il circo e le nuvole (2)

 

certovka-vltava-ramo-del-diavolo

Francesco Jappelli (da “Un’altra Praga”, 2010): il ramo della Vltava chiamato “Čertovka” (cioè “del diavolo”).

 

 

Il cielo del clown lunghescarpe e facciadiluna
ha per sempre una cadenza praghese
e un affanno lieve, come quando un poco si sale
dentro Malá Strana.

Mi guarda e gli piace leggermi in fronte
che lo penso pronipote di Vladimír Holan.

Sua nonna guardava la Luna
col cannocchiale
dall’isola di Kampa
e il ramo del diavolo scintillava:

per questo il clown cappellacilindro e redingotediglicine
si spalanca l’insonnia e lungo di essa
scivola come
un evaso per lenzuola annodate.

 

 

Jakob Böhme a Görlitz

 

oberlausitzische_bibliothek_der_wissenschaften

Görlitz: Oberlausitzische Bibliothek der Wissenschaften.

 

 

Una vita da calzolaio:
tiene bottega accanto alla porta della città
sente Dio come una ferita che non rimargina

e i libri rappresentano l’oceano della sua ignoranza.
Una sera decembrina, la neve spinta ai lati
delle strade, il biancore sospeso nell’aria.
Un uomo avvolto nel mantello torna a casa,
imbocca il vicolo dietro al Duomo.
Rischia di scivolare, s’appoggia al muro.
La rugosità del mattone gli provoca un taglio alla mano.
Guarda il sangue sgorgare.
Ha nel palmo vecchie cicatrici di lavoro e di buio.
Nel buio del vicolo quel poco sangue
quel graffio quel bruciore
gli fanno udire la luce
d’uno spasmodico sole che transita
dietro la luna offuscata dal biancore
nivale.

 

 

Il circo e le nuvole

 

leo_matiz_espinoza_il_circo_di_macondo

Leo Matiz Espinoza: il circo di Macondo.

 

La vita degli acrobati del circo
tra una serata e l’altra:
la roulotte ancorata sullo sterrato
a ridosso della città
e il grande tendone come una montagna sacra.
La loro vita tra un’ascesa ai trapezi
e la successiva
rimane a noi sconosciuta
e si specchia, sommessa, ai vetri
del loro allenare le membra
al salto, alla presa, alla contorsione.
Nel dopopranzo qualcuno legge
un libro o ritaglia
figurine dalle nuvole:
lo spettacolo del pomeriggio è tutto
nelle voci dei bambini che si
tengono l’emozione in mano
come un palloncino.

 

 

Nella luce (13 dicembre)

 

enzo_sellerio

Una foto di Enzo Sellerio.

 
 

Per Lucetta Frisa, nel suo giorno onomastico.

 
S’inchina storto olivo nei capricci
del vento marinaro, acrobatici.
Perché ha mani di stella, occhi achei
predaci del salgemma saporito
della terra, l’olivo, lui, mitografo
del sasso che matura visionario.

La Santa dall’odore di giovenca
danzò nel cerchio chiuso sotto Eleusi.
Espatriata in terre di tabacco
rimemora dal confino borbonico
il grano, il vino e l’estasi del morso.
A spalla, in processione, la portiamo.

L’acqua nei penetrali della sete
s’offre al tutto, non tollera padroni.
È ctonia, ma anche celeste, è linfa
foliare, poi racconto ed evo amniotico
della terra, è regina d’interstizi,
enigmi architettori di capricci.

La luce, infine: rinnovata l’alba
dello scrivere.

 

 

Bomarzo

 

bomarzo

 

“(…)
Resterò in compagnia di Baruch Spinoza, lenzenslijper a Rijnsburg Voorburg Den Haag, di Jakob Böhme, calzolaio a Görlitz, di Nisargadatta Mahārāj, tabaccaio a Khetwadi. Continuerò a distinguere i filosofi dai professori”.

Nanni Cagnone, Discorde (La Finestra Editrice, Lavis, MMXV), pag. 198.

1.

L’amichevole eco dell’abbaiare
di cascinale in cascinale
solleva la mente la
conduce
sopra le chiome degli olivi
e sopra i coppi terminali dei comignoli
mentre l’Orsa si sposta perfetta
viandante dai passi di scolta nel giro
delle mura.
Quante lune essa vede
nel ruotare della notte
nelle ellissi aranciate dell’insonnia
distantissime eppur vicinissime
ai filari delle viti viterbesi.
Sguardo
sobrio eppur ebbro di bellezza
(è bello il moto matematico
delle lune sì come del dire).

2.

Dal borgo di tufo sospeso nella luce
e nella necessità dell’eremo
nel suono della mattinata di mani delicate
per i semplici dell’horto
e nel raccoglimento
finestre e millenario sguardo
finestre di vetri sottili in faccia alla valle.

Così vertiginosa e sola
negli scoscendimenti della roccia
e nello spacco in giù
in giù nel tempo
nel suono del sole-falco
e nei cerchi concentrici del mattino: la profondità e l’altezza
così vertiginosa e sola.

3.

Un giro armonico del pensiero
un sussulto della luce
un contrappunto di nubi e di respiro.

Intessere meriggio
entro severi margini di bellezza
non facili ascese dello sguardo
interroganti scoscendimenti del silenzio.

Necessità traversare l’antica giovinezza
dei refettori della biblioteca e dello spedale.
L’intonaco fin quassù disteso con spatole
di pazienza, pastosità di panificatore.

4.

Il tabaccaio sapiente, il cantore degli Atridi,
il mastro concertatore di Lipsia,
il tornitore di lenti,
quell’Inglese spasmodico di naufragi,
l’incedere di Thelonius,
l’architettore fantasticatore di monstra e mirabilia, il calzolaio
di Görlitz.

Mossa pietra concertare
dal meditante biancore di stanze assuefatte
al gregoriano
e ancora l’ospitalità severa dei refettori
la cena che s’apparecchia
tra pareti d’etrusca sapienza (lapis peperinus).

Come un esercizio (esercizio? meditante
accordo, invece, saggi
di geologica vertigine)
il Clavicembalo ben temperato
Sweet Georgia Bright
e più in là un drago, un’echidna, un elefante turrito…

Così vertiginosa e sola la mente.