Bomarzo

di Antonio Devicienti

 

bomarzo

 

“(…)
Resterò in compagnia di Baruch Spinoza, lenzenslijper a Rijnsburg Voorburg Den Haag, di Jakob Böhme, calzolaio a Görlitz, di Nisargadatta Mahārāj, tabaccaio a Khetwadi. Continuerò a distinguere i filosofi dai professori”.

Nanni Cagnone, Discorde (La Finestra Editrice, Lavis, MMXV), pag. 198.

1.

L’amichevole eco dell’abbaiare
di cascinale in cascinale
solleva la mente la
conduce
sopra le chiome degli olivi
e sopra i coppi terminali dei comignoli
mentre l’Orsa si sposta perfetta
viandante dai passi di scolta nel giro
delle mura.
Quante lune essa vede
nel ruotare della notte
nelle ellissi aranciate dell’insonnia
distantissime eppur vicinissime
ai filari delle viti viterbesi.
Sguardo
sobrio eppur ebbro di bellezza
(è bello il moto matematico
delle lune sì come del dire).

2.

Dal borgo di tufo sospeso nella luce
e nella necessità dell’eremo
nel suono della mattinata di mani delicate
per i semplici dell’horto
e nel raccoglimento
finestre e millenario sguardo
finestre di vetri sottili in faccia alla valle.

Così vertiginosa e sola
negli scoscendimenti della roccia
e nello spacco in giù
in giù nel tempo
nel suono del sole-falco
e nei cerchi concentrici del mattino: la profondità e l’altezza
così vertiginosa e sola.

3.

Un giro armonico del pensiero
un sussulto della luce
un contrappunto di nubi e di respiro.

Intessere meriggio
entro severi margini di bellezza
non facili ascese dello sguardo
interroganti scoscendimenti del silenzio.

Necessità traversare l’antica giovinezza
dei refettori della biblioteca e dello spedale.
L’intonaco fin quassù disteso con spatole
di pazienza, pastosità di panificatore.

4.

Il tabaccaio sapiente, il cantore degli Atridi,
il mastro concertatore di Lipsia,
il tornitore di lenti,
quell’Inglese spasmodico di naufragi,
l’incedere di Thelonius,
l’architettore fantasticatore di monstra e mirabilia, il calzolaio
di Görlitz.

Mossa pietra concertare
dal meditante biancore di stanze assuefatte
al gregoriano
e ancora l’ospitalità severa dei refettori
la cena che s’apparecchia
tra pareti d’etrusca sapienza (lapis peperinus).

Come un esercizio (esercizio? meditante
accordo, invece, saggi
di geologica vertigine)
il Clavicembalo ben temperato
Sweet Georgia Bright
e più in là un drago, un’echidna, un elefante turrito…

Così vertiginosa e sola la mente.