Concatenazioni 10: orizzonti di scherno.

di Antonio Devicienti

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Strutture portuali ad Amburgo.

 

1. Non ho bisogno di padri più o meno adottivi. So camminare da solo.

2. Un lavoro caparbio sulla lingua, un vedere traverso la lingua; consapevolezza dell’inscalfibilità di quello che chiamiamo “il reale” e la lingua per dirne la violenza, l’inumanità.

3. Eliminare lo psicologismo, guardarsene bene e detestarlo.

4. Infantilismo di chi argomenta soltanto per battute di spirito, di chi cerca le frasi ad effetto.

5. Poesia da sartini stile Ottocento romantico.
“Che bella! Che emozione! Che bravo! 😉 ”
Poesia da sartine stile romantico Ottocento.

6. Dicono che un “post” debba essere breve, adatto ai ritmi veloci della “rete”.
Non m’interessano i ritmi della rete, ma il lettore: ce ne saranno ancora due o tre che si soffermano, leggono, assaporano il tempo lento della lettura, mettono da parte, vi ritornano dopo qualche tempo.

7. Fecondità della solitudine, dello starsene appartati.

8. Si ascolta con la necessaria concentrazione e attenzione durante i festival letterari, durante le presentazioni dei libri?

9. Sconcerta la limitatezza d’orizzonte di molti poeti. I loro lavoretti ne sono la logica conseguenza.

10. La scrittura non mima né descrive il reale; ne costituisce invece la polemica presa di coscienza e di distanza.

11. La scrittura è coscienza della profondità storica del linguaggio; in tal senso essa sa prendere le distanze dal reale e contrapporglisi quale luogo della coscienza critica, luogo altro.

12. È una tentazione l’eremitaggio? No: è necessità (è aria, acqua, parco cibo).

13. Concordo con Nanni Cagnone e con Alessandro Ghignoli: la lingua che abbiamo a disposizione per la poesia è ormai millenaria; stoltezza appiattirla sugli ultimi decenni.

14. Una scrittura in polemica con le idées reçues, orgogliosamente contrapposta alla criminale sciatteria del linguaggio della televisione, di internet, dei romanzi dal successo planetario.

15. Il testo quale luogo per difendersi dalla violenza del reale. Luogo altro rispetto al reale, ma non fuga dal reale, bensì sua puntigliosa critica.

16. Scomparire, diventare per il lettore solo il testo: tutto il resto (biografia, desideri, bizze) non conta.

17. Una scrittura che con il suo stesso esserci contraddica la volgarità imperante e l’assenza di vita spirituale in molte esistenze. Una poesia non programmaticamente contro, ma naturaliter contro, la quale, attuando la bellezza, mostri il mondo masticato e rimasticato dal brutto, rivendichi all’umano il diritto di esistere.

18. Dal momento che bisogna difendersi da orizzonti di scherno.