Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: marzo, 2016

Da Otranto a Poitiers

 

poitiers_constantinus

 

Seguo con ammirazione e partecipazione l’attività di Yves Bergeret che non si limita alla scrittura poetica, ma è incontro con le persone, arte figurativa, performance in situ, musica, viaggio, caparbia ricerca del dialogo.
Poitiers, il Baptistère de Saint Jean (la testimonianza cristiana più antica in terra di Francia), il 20 marzo 2016: qui, in quest’ambiente che unisce la propria sacralità alla bellezza dell’architettura e dei suoi affreschi, Yves ha realizzato un atto non solo artistico, ma etico, preparato a lungo in ogni dettaglio e che ha dovuto affrontare e superare anche delle opposizioni d’ispirazione fascista e razzista; ricordo che a Poitiers fu combattuta, il 10 ottobre dell’anno 732, la battaglia che Carlo Martello vinse contro gli Arabi, fermandone l’espansione in Francia, per cui in certi ambienti Poitiers viene usata e abusata come vessillo anti immigrati e anti Islam; Yves, che ha accumulato una lunga esperienza in Mali e che ripetutamente ritorna in Sicilia, ha voluto, con la passione e la veemenza che lo contraddistingue, raccogliere nel Battistero di Poitiers coloro che credono nella forza pacificante della parola e dell’arte.
E io, Salentino, non posso non andare col pensiero alla Cattedrale di Otranto, al pavimento musivo del monaco Pantaleone e alla Cappella dei Martiri: qui, in questo “carrefour des langues et des routes” che desidero sia Via Lepsius, mi piace pensare ad un cammino ideale che leghi Otranto (il punto più orientale d’Italia) a Poitiers, che, portandoci a meditare sugli scontri sanguinosi del passato, ci faccia riflettere senza pregiudizi e con chiarezza su quello che succede ai nostri giorni.

 

Carnet de la langue-espace (Poitiers, 20 marzo 2016)

 

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Meditavo un articolo sulle più recenti stragi in Iraq e in Pakistan; mi soccorre Giampaolo De Pietro in uno degli spazi per me più stimolanti, umani e intelligenti presenti nella “rete”, il suo ” Inni in vani”.

inni in vani

uno dei consigli che darei, è di spegnere la televisione. ci sono dei nomi arabi, che sarebbero anche bellissimi al suono, nomi di uomini, uomini che provocano disastri, che i telegiornali, ripetendoli e ripetendoli, rendono quasi ossessivi.

sarebbe bello sentire quei nomi di persona, di persone – magari incontrarli per la strada – in un mondo diverso, con una diversa politica – e diverse pronunce per i nomi, i cognomi, le stragi che vengono considerate meno eclatanti, come quella di ieri in Pakistan. non è polemica, quella che sento o credo di poter fare, figurarsi.

potrebbe suggerire una qualche televisione, talvolta, di spegnere la televisione?

ancora: chi divide il mondo in due?

sarebbe una rivoluzione invertire le cose – addolcire i nomi, come potessero essere davvero destini, meglio pronunciati – andare verso quei nomi, le storie dei popoli, i loro aspetti migliori

imparare a viaggiare, ad esempio – non considerare…

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Venere osservata da Bruxelles

 

venere

 

 

Quale sarebbe il colore di una luna
nel cielo di Venere
quale la solitudine d’assenzio
sospesa nella sua atmosfera.
S’interroga così lo sguardo spingendosi
su mondi inospitali
si sospende così l’angoscia vicino ai poli
poi precipita pioggia viola lungo i fianchi
di montagne iperboree, arancioni.
Le città venusiane hanno sonni d’orrore
per i reparti pediatrici
l’onda della notte un unico parametro:
cuccioli trascinati da fiumare di metano.

 

 

(Segnalibri) “La sposa nera” di Ilaria Seclì

 

la_sposa_nera_secli

 

 

Questo libro nasce, nelle bellissime edizioni Joker, sia da un rapporto di stima artistica che di affetto amicale che lega Marco Ercolani e Lucetta Frisa ad Ilaria Seclì. Trovo entusiasmante che Ilaria torni a donarci la sua altissima poesia anche grazie ad un libro di tale raffinata fattura tipografica.

 

Dalla quarta di copertina:

 

Si silenzia la materia d’oro
non trasfigura, resta vento,
l’albero è albero, il gatto gatto
le mani mani: ma questa
è materia che confonde
a punta di domanda

 

Colgo l’occasione per segnalare il seguente link: MIRAGGI TORNATI PAROLE di Marco Ercolani e per annunciare la pubblicazione, prevista per i prossimi mesi, di un volume autoantologico di Lucetta Frisa presso l’editore Puntoacapo.

 

 

Quattro pezzi milanesi

 

gabriele_basilico

Gabriele Basilico: dalla serie “Ritratti di fabbriche 1978-1980”.

 

Tra Lampugnano e Duomo accumulo materiale su un’umanità estranea a sé stessa e separata dagli oggetti. Neon bocchettoni per l’aria condizionata corrimano piastrelle ai muri. Scaveranno altre gallerie i martelli pneumatici per direzioni del muoversi che non prevedono il viaggio, ma lo spostarsi. Siluette computerizzate abitano spazi come acquari oblunghi, i corpi attraversano regioni mescolate d’illusione e di pubblicità commerciale, i corpi tacciono le proprie identità, talvolta le ignorano, le persero da gran tempo già sulla soglia dell’allontanarsi.

 

Toccare lo schermo || poi tra Cordusio e Duomo || digitare messaggi || poi tra Cordusio e Duomo || i venuti da altrove ignorano il perché dei nomi – Garibaldi Moscova Turati – || poi tra Cordusio e Duomo || non so separare questa scrittura dall’emotività di stare tra i corpi spostati nei vagoni M1 M2 M3 || poi tra Cordusio e Duomo || questa scrittura è distanza necessaria per sfuggire al mercimonio di corpi avviati al lavoro || poi tra Cordusio e Duomo || questa scrittura è illusa di sé stessa || essa vede l’inscalfibilità delle cose.

 

Questo vivere opaco questi sguardi senza accensioni di fantasia di desiderio queste persone sedute in una sala d’attesa una stazione uno studio medico non importa queste rare parole scambiate dure e banali commenti a fatti di cronaca o di politica ovvi e opachi spesso rabbiosi quest’assenza di libri tra le mani leggere durante un’attesa o parlarsi gli uni agli altri sarebbe vivere ma qui si sopravvive in attesa di pagare un abbonamento una bolletta una prenotazione qui s’affonda nell’assenza di pensiero.

 

Si riverberi in questo testo la malinconia d’una sedia notturna allucinata dal neon nello stanzone della lavanderia a gettoni. La nuca indolenzita dei parenti che aspettano tutta notte sulle sedie di plastica al pronto soccorso. Le ginocchia dei senzatetto rannicchiati nei cartoni sotto le pensiline a Lampugnano.