L’umiltà di Bach. Lipsia

di Antonio Devicienti

 

Thomaskirche_Leipzig_(1749)
 

“e risuona / il concetto più puro // per similitudine oppure // per alto distacco”.
FIAMMETTA GIUGNI, Carmina Flammulae  (Piateda, Edizioni CFR, 2012, pag. 84).

 

1.

(Lipsia)

Chiese di Germania, quelle del Settentrione, spazi di meditazione.
Umiltà di Bach sottomettere l’arte sua a maggior gloria del creato
che vibra in musica e dalla corteccia dei tigli.

Nei pomeriggi di neve si spalancano nei libri le costellazioni –
nella cappella laterale accordano l’organo positivo.

La vita s’eleva se coltiva foreste di matematici accordi –
il servizio divino nelle chiese di Germania riafferma
la serietà dell’esistere, l’irrinunciabile dignità
e venendosene sul margine innevato della mente musicale
la bellezza commuove, convince, avvince.

Tetti e guglie di Lipsia, appigli a
trattenere le stagioni del venire-alla-musica:
un inverno di neve che protegge, che prepara,
il convergere di tre fiumi
un’onda ripetuta di voci, acqua a levigare sassi, bruire di salici
incontro allo scorrere, al fluire, all’andare del canto.

 

2.

(Bach si accinge a comporre)

Guardo la pagina-spartito sacra del suo vuoto.
La mano che solleva la penna per
tracciarvi la chiave e il primo accordo
è prossima al profanare:

sgomenta si ritrae.

Ho guardato l’acqua (limpidissima)
nel bicchiere qui accanto. La bocca
(che la beve) non la profana.

Ah, fare sapessi della pagina-spartito
l’acqua improfanabile che si beve:
acqua dei tre fiumi di Lipsia
musica di luce per le branchie dei pesci…