E andando, sempre andando.

di Antonio Devicienti

 

 

haburg_hafen

Amburgo

 

1.

(Amburgo)

La luce linea sottile dal mare
s’irradia ai tetti:
le guglie
le anitre migranti
i cremisi dell’alba
sono i passi di danza delle nubi
sopra le acque di Amburgo.

Nulla somiglia a un prima
o a un dopo: tutto è qui, adesso,
tra un prima e un dopo
e l’Elba, che giunge dal cuore
d’Europa, si fa incontro al mare.

Poi
il ritorno per una strada
nel tardo pomeriggio
il ritorno nel crepuscolo
la parola-e-nome Hamburg
che riverbera sommessa e innumere
nella città d’acque.

Occorre fare tabula rasa
d’ogni arroganza, d’ogni supponenza.

Lì l’Elba, il Mare del Nord, il bianco
onde mettersi alla prova.

 

2.

(L’Elba verso Dresda)

Flessuosi giunchi innanzi a schiumante
grigio, perlacee lame di diacce onde,
la neve è desiderio nella faggeta
e variare della luce a sommesso
bisbiglio (approssimandosi s’annuncia
transito al meditante tempo, vasto
di bianco e fecondante).

Scrutare il fiume invernale frugale:
immaginare pure linee, nivee,
in musica,
disciplina da monaco dell’arte,
colazione da ciotola severa,
tacita nel silenzio fiume bianco.