Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: maggio, 2016

La Luna di Galileo

 

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(A Fiammetta Giugni, pensando una casa e una Luna che, contemplata da lì, lentamente svanisce).

Che cos’è una casa? Figurazione della mente e della storia di chi la abita. E, forse, non raccoglie ricordi la casa, ma scalfitture nei muri e tacche minutissime nei legni – ecco, allora, ch’essa è alfabeto di segni che i mobili e gli oggetti e i tappeti occultano.

Con la minuziosa vocazione del vignaiolo, solo grazie a  questa si può avere una qualche speranza di ritrovare quei segni: riconoscerli: e leggerli. Ogni ceppo possiede una sua storia personale e ci si affida all’attenzione di chi viene dopo, affinché ne legga e riconosca scabrosità, contorsioni, macchie appena visibili, sfibrati solchi, avvitamenti dei viticci.

Ci si separa da una casa (o più probabilmente no) lasciandovi dentro le proprie mani, le splendenti facitrici.

La morte è l’abnorme accadimento, il nodo dell’ammutolire, il respiro troncato. Che cosa possiamo noi? Nulla. E continuare a pensarla, la casa. Traverso le sue finestre irrompeva la Luna.

 

Il pianto dei coniugi Bach

 

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Fausto Melotti, Scultura n. 11, 1934.

 

In un suo diario la seconda moglie di Bach racconta d’un pomeriggio domenicale. La casa è vuota dei tanti figli e sembra ancora più vuota e grande. Bach è rimasto in casa, sta componendo le ultime pagine della Passione secondo San Matteo. Lei gira per la casa, in faccende.
Non sentendo ormai da troppo tempo il suono del clavicembalo, istintivamente socchiude piano la porta della camera nella quale Bach sta lavorando. È arrivato al punto in cui Gesù muore sulla croce e lo vede, il capo chino sul clavicembalo, che piange. Allora si lascia andare sulla soglia e, in silenzio, anche lei piange. FAUSTO MELOTTI, Linee, Milano, Adelphi, 1981, pagg. 26 e 27.

 

“Sto sulla soglia del vostro pianto.
Mescolo il respiro (il mio, il vostro)
col silenzio –
che il mio fiato non lo violi.

S’è dilatata la casa
senza i bimbi passerotti fuori
nel meriggio domenicale
e sto qui
venuta a cercarvi sulla soglia
del vostro tacere.
Oh, posarvi una mano sulla spalla…
ma non lo farò
e piango come vegliando il vostro pianto.

La musica si sprofonda nell’umano
la musica schiude il dolore
la musica si sprofonda nel silenzio”.

Il pianto dei coniugi Bach,
privatissima sprezzatura della mente
quando si congiunge alla pietà.

 

Sprezzatura è un ritmo morale, è la musica di una grazia interiore; è il tempo, vorrei dire, nel quale si manifesta la compiuta libertà di un destino, inflessibilmente misurata, tuttavia, su un’ascesi coperta. CRISTINA CAMPO, Gli imperdonabili, Milano, Adelphi, 1987, pag. 100.

 

 

Notturno ad Atene (tema: “sassi”)

 

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Questa foto proviene dal bellissimo blog “Athensville”, tutto dedicato alla città di Atene.

 

La mia luna è, stasera, questo sasso
raccolto ad Atene sasso
tempio     τέμενος      l’orizzonte d’un sasso

salire al bianco scorticato
di scoperchiati templi e candenti petraie

e sperperare ogni ansia di vita
regalare sé stessi al giusto
scempio che può farne il mondo

finalmente rotto il cerchio
del vendere e del comperare

solo avere ansia di vita
e gettarla nella libertà
dei giuochi di
fronde tetti balconi scalei.

 

 

Mai verrà a mancare da Via Lepsius un pensiero affettuoso e solidale alla Grecia e ai fratelli Greci.

 

 

(Segnalibri) La Costituzione della Repubblica italiana: XII disposizione transitoria e finale

 

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

 

 

Notturno a Lisbona (tema: “come” e “blu”)

 

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Maria Helena Vieira da Silva: Estuaire bleu.

 

Una casa stretta e alta come questa
dipinta di vento
eco dal fiume
l’ultimo eléctrico della sera.

Due miti coltelli come un ricordo
appoggiati sulle ginocchia
del tavolo
e come prefigurazione del futuro:

un blu che sale sale sale
i coltelli lo tagliano come fette di pane
ne sagomano piastrelle in fiori e figure.

Come invade e soggioga lo sguardo
una città come questa –
costringe la mente a farsi tutta sguardo.

 

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Maria Helena Vieira da Silva: Dislocation du Labyrinthe.