La Luna di Galileo

di Antonio Devicienti

 

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(A Fiammetta Giugni, pensando una casa e una Luna che, contemplata da lì, lentamente svanisce).

Che cos’è una casa? Figurazione della mente e della storia di chi la abita. E, forse, non raccoglie ricordi la casa, ma scalfitture nei muri e tacche minutissime nei legni – ecco, allora, ch’essa è alfabeto di segni che i mobili e gli oggetti e i tappeti occultano.

Con la minuziosa vocazione del vignaiolo, solo grazie a  questa si può avere una qualche speranza di ritrovare quei segni: riconoscerli: e leggerli. Ogni ceppo possiede una sua storia personale e ci si affida all’attenzione di chi viene dopo, affinché ne legga e riconosca scabrosità, contorsioni, macchie appena visibili, sfibrati solchi, avvitamenti dei viticci.

Ci si separa da una casa (o più probabilmente no) lasciandovi dentro le proprie mani, le splendenti facitrici.

La morte è l’abnorme accadimento, il nodo dell’ammutolire, il respiro troncato. Che cosa possiamo noi? Nulla. E continuare a pensarla, la casa. Traverso le sue finestre irrompeva la Luna.