(Segnalibri): Anatomie in fuga di Cristina Annino

di Antonio Devicienti

anatomie

 

Per chi, come succede a me, ama Madrid in maniera anche viscerale e vi ritorna continuamente rinnovando il proprio grande stupore e riconoscendone interi passaggi (ormai imparati a memoria) quali classici della poesia degli ultimi decenni, non può non essere motivo di nuovo stupore il libro più recente di Cristina Annino, all’interno del quale si possono ritrovare tra le tante suggestioni numerose riscritture (anche radicalmente altre) di testi già amati in Madrid, appunto (e non solo) – ma l’intero nuovo libro è, tra l’altro, un itinerario traverso testi o parte di testi e libri di Cristina che già conosciamo: ci sono re-invenzioni, ri-scritture, a conferma del fatto che per Cristina Annino la poesia è un’inesausta ricerca e non in senso teorico o come posa, ma come fattuale accadere, come superamento continuo del passato; se il testo sia lo spostarsi del pensiero-che-scrive dall’incominciamento del testo stesso andando incontro a una sua eventuale conclusione (ma concludere è idea finalistica e derivante da autoritario monoteismo e fideismo) e se possa allora essere praticabile la dislocazione del pensiero quale necessario inesauribile peripatetico andare, divagare, camminare, tornare per mutare (il portico e il suo percorso o il chiostro) e quale Wanderung traverso un paesaggio non conchiuso, ma aperto e proteso verso imprevedibili orizzonti, ebbene tutto questo è dimostrato da Anatomie in fuga. Appunto: in fuga.

 

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