Yves Bergeret traduce in francese l’articolo “Sul concetto di langue-espace”.

di Antonio Devicienti

 

 

03-mdp11bonijuillet2007

 

Il 17 luglio scorso pubblicavo su Via Lepsius un articolo in cui cercavo di chiarire innanzitutto a me stesso e poi agli ospiti-lettori il significato e l’importanza dell’impegno umano, poetico e artistico d’Yves Bergeret nel nord del Mali; il carissimo Yves ha voluto tradurre di propria mano e quindi pubblicare sul suo blog il mio intervento, corredandolo di foto di notevole significato e importanza; siamo stati in frequente contatto per chiarirci a vicenda alcuni passaggi del testo e spiegarci alcuni concetti o affermazioni ivi presenti e questa si è rivelata esperienza bellissima e feconda perché la scrittura e l’arte più in generale mi si confermano, proprio grazie all’attività d’Yves Bergeret e al suo insegnamento sia artistico che etico, necessarie e libere. So bene che l’amico poeta mi direbbe ch’egli non ha niente da insegnare e non si reputa un maestro, ma per me, che da Via Lepsius osservo un mondo in preda a violenza e odio e, d’altro canto, constato quanto vanesia e superficiale sia una grande parte dell’ambiente culturale che mi circonda, per me quella lunga esperienza in Mali e tutto ciò che ne deriva nell’impegno attuale dell’artista francese e lo scambio d’opinioni con Yves Bergeret stesso costituiscono l’orizzonte a cui guardo per sottrarmi al senso di soffocamento che avverto e per condurre anche la mia modestissima scrittura dentro il dolore del mondo. E ribellarmi contro ogni forma di rinascente razzismo e d’intolleranza.

La mia gratitudine va, oltre che a Yves che così rapidamente ha voluto tradurre il mio articolo,  a Francesco Marotta, perché è grazie alle sue traduzioni che sono giunto, tempo fa, a conoscere e a leggere l’opera di Bergeret, per poi entrare in contatto personale con Yves.

 

Sur le concept de langue-espace