Leggende (1)

di Antonio Devicienti

 

 

OriaPiazzetta

Oria, dove a partire dall’VIII secolo fiorì una comunità ebraica che seppe esprimere personalità eccelse per cultura e spirito d’accoglienza.

 

 

Di Rabbi Shelomoh che passò la lunga sua vecchiaia
coi piedi sepolti nella terra
siccitosa
d’un antichissimo oliveto.

Radici scaturirono dai suoi piedi.
Raggiunsero la sepolta vena d’acqua,
s’intrecciarono a radici d’altri olivi,
a pietre sepolte che pronunciavano la lettera aleph
e forse possedevano i segreti dell’Inizio.

Uccelli felici si posavano nella barba
e nelle chiome di Rabbi Shelomoh,
piogge di molti inverni incrostarono
di calcari in fantastiche forme
il viso dell’uomopianta.

Sua moglie, che scendeva ogni giorno
fino all’oliveto per nutrirlo con miele
e per recargli notizie dalla comunità,
gli leggeva le pubblicazioni più recenti
della filosofia,
della medicina,
dell’astronomia.

Gli uccelli gli suggevano il miele dalle labbra,
i bambini venivano a giocargli intorno,
ne ascoltavano le fiabe che felice narrava.