Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: settembre, 2016

Ara Güler fotografa Istanbul

 

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Come sei bella stasera
mia donna che a tutti ti concedi
com’è giusto che sia
mia città lavorata
da milioni di mani
negli anfratti millenari
del giorno.

Mi piace il vino e il fritto
di dolcissime ciambelle
mi piace l’odore dello steamer
che si stacca dal molo
mi commuovo a guardare il selciato
bagnato di guazza serale
perché già quand’ero bambino
quel luccicare mi diceva
il giorno andato
la notte incipiente
la danza delle onde nel Bosforo
la fatica dei pescivendoli che
lavano i banconi della vendita.

 

 

Leggende (2)

 

oria

 

 

Di Rabbi Elia che conversava
con gli angeli.
Accadeva sempre a mezzogiorno,
le cicale frinivano ossesse ossessive.

Gli angeli venivano a bere vino resinato
e a mangiare i maccheroncini conditi
con crema di olive nere
nella vigna di Rabbi Elia.

C’era l’angelo sciancato delle cupole e dei balconi
che rideva mostrando i due incisivi rotti.
Veniva l’angelo delle capre,
il sesso sempre eccitato dal mondo
denso di odori e di forme
che si vede volando dispersi nelle particelle di luce.

Strisciava fuori dai pozzi
l’angela della siccità, colei che
porge la parola.

 

 

Appello per “La Dimora del Tempo sospeso”

 

 

 radio

 

 

Ancora una volta le pubblicazioni sulla Dimora del tempo sospeso sembrano dover subire una battuta d’arresto.
Da questo marginalissimo angolo del web ch’è Via Lepsius faccio appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Dimora affinché sostengano la creatura di Francesco Marotta; non so bene perché la Dimora trovi, da un po’ di tempo a questa parte, difficoltà a continuare le proprie pubblicazioni, ma, per quanto mi riguarda, non ho remore ad affermare che proprio la Dimora del Tempo sospeso è, per me, lo spazio più libero, più propositivo, più stimolante del web a livello non solo nazionale, ma sovranazionale; Francesco Marotta ha saputo (e voluto, praticando in tal modo una generosità e una gratuità senza pari) mettere a nostra disposizione testi, interventi critici, documenti d’inarrivabile valore sia culturale che politico, sia estetico che umano – e questo tesoro è ancora a nostra disposizione, in qualsiasi momento, senza condizioni di sorta.
La Dimora è una presenza d’indiscutibile valore in un mondo asfittico, egoista e narcisista qual è quello della cultura italiana – il mio appello è che s’intervenga, anche soltanto con dei commenti sulla Dimora (purché sinceri e motivati), per esprimere a Francesco Marotta la nostra gratitudine e la nostra ammirazione nei suoi confronti in quanto persona, poeta e intellettuale. Mi permetto infatti di ricordare che tutto quello che Marotta ha fatto in questi anni tramite la Dimora egli l’ha fatto a titolo puramente gratuito, per passione e con empito propositivo, per rompere il fronte del solito piagnisteo e della solita, immorale, “cultura” buona soltanto a contemplare il proprio puzzolente ombelico.
Sono angosciato e triste all’idea che la Dimora del Tempo sospeso possa sospendere le proprie pubblicazioni; sentirei la mia mente come amputata di uno spazio a venire sempre stimolante e arricchente – e dove sono i soloni della nostra cultura nazionale? Non hanno niente da dire neanche stavolta?

 

Notturno di Heinrich Heine (tema “Parigi” e “acqua del rinascere”)

 

 

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Alberto Giacometti: femme de Venise VIII (Fondazione Beyeler).

 

 

Un’altra dose di morfina, più forte. E non basta.
Eppure dura la scrittura,
pretende di venire fino alla superficie
di luce della lampada accostata al capezzale.

Parigi che stai oltre la parete cieca
e mi sei casa e officina di pensieri, di parole.
Affondato in questo materasso paralitico
ti vengo incontro senza posa
e scalpello figure come combuste
al furore della conoscenza, della visione,
nel nodo scorsoio della malattia,
nel sottoscala di rifugiato.

Spargo sul pavimento pallottole di fogli
vergati in una lingua tripla,
bella perché creola di tedesco, di francese e di rivolta

e se cercando la brocca dell’acqua
trovo sotto il letto frammenti
di volti, di gambe e di braccia
come combusti dalla forza furibonda
d’una mente instancata
mi chiedo se sono io o un altro
(che non conosco, che sogno ogni notte
nel dormiveglia).

Poi alle labbra m’affiora un verso
che vorrebbe dire
di donne veneziane che vanno varcando
l’acqua e la luna, che vanno
rasciugate di materia e fatte forma,

ma confondo la Laguna, la Senna e il Reno
e ti ascolto, mia Parigi, mia acqua
dove a rinascere
avrei poemi (e quanti!) (ancora) da scrivere.