Per Héctor Oesterheld

di Antonio Devicienti

 

 

leternauta

 

 

(Un altro sogno sognato in versi)

Dentro la scrittura ho visto Oesterheld
che mi veniva incontro.

Sopra Buenos Aires cominciava a nevicare.

Lo sfiatare delle autoblindo
ammorbando l’aria
sbigottiva le nostre mani
pur pronte a raccontare storie:
ho parlato con un morto,
il saluto è stato una stretta agli avambracci,
il luogo un caffè in riva al Río de la Plata.

La neve, copiosa, tra noi e Buenos Aires.

A Nord la Grande America
assentiva allo sterminio,
stringeva alleanze coi macellai.
“Non tornerò più” mi sussurrò Oesterheld
sfiorando l’orlo della sua tazza di caffè: guardava
il proprio fantasma disfarsi
sulla superficie della bevanda.
“Non abbiamo che le metafore” aggiunse
“fragile forza di figli della terra”.
“Quelli” disse accennando
col capo alla pattuglia in perlustrazione
che si scorgeva oltre i vetri della caffetteria
“quelli hanno la cieca ottusità di chi
non divora biblioteche”.

Vedo Héctor svanire mentre s’addensa qui nella scrittura
il suo ricordo di scomparso
alla luce della terra
risucchiato dentro muri di militare sterminio.

 

 

Héctor Oesterheld è, tra l’altro, lo sceneggiatore di una delle più importanti opere del genere del fumetto, L’Eternauta, che sembra presagire gli anni della dittatura in Argentina; Oesterheld scomparve a La Plata il 21 aprile 1977 e il suo corpo non è mai stato ritrovato.