Il passaggio dello straniero

di Antonio Devicienti

 

 

(in memoriam John Berger et Predrag Matvejević)

Il velo del solstizio
s’abbassa sui binari disertati
e il mare, lo specchio del cielo viola,
spasima.

Le finestre dell’inquietudine spiano l’acqua
che il gelo svuota delle barche fragili.

L’attesa avrà più giri d’arcolaio
e scorrerà il vettore della radio.
Ché la maga d’amore attende dietro
il telo di giorni e notti invernali.

Attende. Sta in ascolto.
Tesse canti mentre la neve cade
rara
sul mare e i libri fragili fortezze
assediate dall’inverno stagione
di silenzi preparano l’esame
di brevetto navale.

Il geco addormentato
sogna le veneziane schiuse al sole
e la meridiana del melograno
boa d’approdo del prossimo equinozio.

Cade la sera a velare la casa.