Uccelli, giuochi meccanici e cose

di Antonio Devicienti

 

Luca Campigotto, Milano 2011.

 

S’abbassano gli uccelli come biglie
scagliate da un giuoco meccanico
di metà Novecento e vorticano poi
nel flipper del cielo.

Come un’insegna al neon
che ben conosce l’insonnia
s’intrattiene il cielo con la città
e il secolo rimuove, gru dal braccio mobile,
lotte operaie nel catoio del suo finire.

Ma le similitudini
come luci direzionali dentro il corpo della lingua
dovranno riuscire a dire
l’orizzonte cosale della città

e il rifiuto d’alcuni a restare,
decerebrati robot di Fritz Lang,
nell’orizzonte cosalizzante

verso il quale s’abbassano
uccelli come caricati a molla.