Domino lisboense

di Antonio Devicienti

 

Un’illustrazione di Nicolas de Crécy dedicata a Lisbona.

 

(Questi versi nascono in seguito a una suggestione derivatami da un messaggio di Yves Bergeret che mi racconta di una solenne partita di domino cui ha assistito in un bar parigino frequentato da immigrati portoghesi):

Qui s’addensa il silenzio
posa tessera accanto a tessera
(la sera o Elevador da Bica
sale lentissimo e le mani
stanche reggono sacchetti
con la spesa o cartelle
di stropicciata pelle)
i pellegrini transitano dal giorno feriale
alla sera nel caffè, la radio accesa,
una birra ambrata nel vetro dei boccali
(bocche di pesci a sfiorare
incessanti i fianchi del Tago
come a baciare o a sostenere o a spingere
in modo inapparente la Città cromatica)
sì, cromature della macchina del caffè,
delle gambe dei tavoli,
sì, una tessera accanto all’altra,
un pensiero accanto all’altro
e le rughe nei volti (svoltando
dal Cais do Sodré lasciati i treni dell’esilio
nel giorno
si risale verso ondate di conversazione
lampioni accesi all’angolo del Bairro Alto
il mormorio dell’elettricità nelle lampadine
le rughe degl’intonaci)
tenace il concentrato silenzio
dei giocatori sposta numeri
come barche delicatamente
assorte sull’azzurro del tavolo.