Braccianti di Puglia

di Antonio Devicienti

 

 

 

… in questi giorni guardo la mia scrittura e guardo le persone che mai l’incontreranno: non ha tempo né voglia la bracciante schiavizzata nei campi di Puglia di leggere le mie elucubrazioni architettate in testi di sapiente rettorica. E la mia scrittura, continuando a dispiegarsi anche qui, anche adesso rigo dopo rigo, accade proprio mentre braccianti schiavizzate vengono umiliate nei campi della dolce Puglia dove il bel mare attende migliaia di turisti innamorati delle orecchiette e degli spaghetti con pomodoro e cozze. E mi vergogno di questa scrittura così inutile e tanto vanesia, io nipote di contadini che conobbero il fascismo e la guerra e la grande speranza degli anni seguenti: e che la Puglia sarebbe diventata altro, non questa terra d’accampamenti di schiavi, non queste cisterne colme di veleni, non lo stesso binario, sempre lo stesso dell’emigrazione – e guardandoti, o mia scrittura, voglio che tu, almeno, non contrabbandi per vere le tantissime menzognere cartoline dalla Puglia , e pretendo che tu, vergognandoti di te stessa, cerchi uno sguardo consapevole e diretto – anche se mai ti leggeranno la bracciante sfruttata, il migrante impaurito, il negoziante taglieggiato …