Sul nuovo, imminente libro di Adriana Gloria Marigo

di Antonio Devicienti

 

Ran Morin: “Floating Orange Tree”, Old Jaffa.

 

È prevista sulla soglia dell’autunno la pubblicazione presso l’Editore Campanotto del libro Minimalia di Adriana Gloria Marigo – e vedrà la luce uno di quei progetti (non frequenti) che sanno superare le obsolete frontiere tra i generi letterari e proporsi come avventura della mente, oppure come livre de chevet, o anche quale perturbante (e salutare) revoca a dubbio delle innumerevoli idées reçues che infestano la mente anche di chi (a torto o a ragione) si reputa persona colta e/o svezzata alle “questioni del mondo”.

Le “cose minime” fissate sulla carta da Gloria traverso un lungo lavorìo durato alcuni anni e consustanziale alla sua scrittura in versi sono, in realtà, un orizzonte molto vasto di riflessioni, sciabolate di pensiero, meditazioni in versi, appunti entro la dimensione brevissima di brevissime prose, bellissime polaroid verbali …

Accade in Minimalia qualcosa di cui abbiamo ancora disperatamente bisogno: una stratificazione di riflessioni le quali (secondo un costume ormai desueto e che risale ai journaux intimes, agli zibaldoni e scartafacci privati, agli epistolari) danno senso ai diversi momenti del giorno, della settimana, del mese e della stagione, quindi dell’anno solare, ristabilendo un andamento ciclico il quale, lungi dall’essere ripetitivo, testimonia d’una volontà di vivere con consapevolezza totale l’andanza del tempo mentale e psicologico.

Riflessioni e sensazioni, testi in versi o in prosa che paiono ancora in nuce (e forieri, dunque, di molteplici sviluppi futuri, non feti di testi, ma semi e, spessissimo, perfette creature solo apparentemente “minime” ) si adagiano sul foglio bianco affidandosi a uno stile elegante e nobile (scelgo a ragion veduta quest’aggettivo molto amato dall’autrice), appena accennando a luoghi geografici, autori, testi, luoghi mentali che sarà poi cura del lettore partecipe e complice riprendere, ampliare, arricchire ammettendoli nella propria sfera personale e consentendo loro di continuare a risonare e riverberare, suggestionare e rifrangersi in mille coloriture e consonanze (o, anche, dissonanze e contrasti).

Minimalia s’oppone a un modo di vivere il tempo con inconsapevolezza e sudditanza alla dis-umanizzazione, all’appiattimento e alla mercantilizzazione del mondo, proponendo una scrittura che, orgogliosamente memore della propria filiazione, pretende rigore di stile e di pensiero: prima di ogni singolo testo accolto poi in Minimalia e lungo il suo enuclearsi ci sono lo studium e il labor limae, insieme con una scansione interiore del tempo della vita in continuo sottrarsi alla volgarità e alla mercificazione.

Il musicista e scrittore Marco Marcuzzi firma non una pre-fazione, ma un testo chiamato in modo perfetto Ante Verba e pienamente consonante coi testi di Adriana Gloria Marigo, cosicché il libro a venire s’apre a un dialogo con molte voci d’artisti, filosofi, pensatori, confermando la propria vocazione di libro-prisma e di libro-atlante.