(Non) smobilitare

di Antonio Devicienti

 

 

Vengono per svuotare le stanze;
si vende, anche se l’immobile è messo male.
Vendesi.
Ha dovuto cercare le chiavi
che suo padre, morendo, le aveva affidato.
(Erano in un cassetto in cantina, dimenticate).

Apre le imposte: le sedie sono
ordinatamente accostate ai tavoli,
e la luce, che fende l’aria,
si posa improvvisa sul
ritratto di Gramsci alla parete.

Dovranno portare via tutto:
l’armadio con vecchissimi numeri del-
L’UNITÀ,
l’archivio tarlato con i nomi dei tesserati,
la radio a transistor sulla mensola.

Adesso le sembra di risentire
la voce di suo padre,
poi ha l’impressione che
vi si sovrapponga quella
di sua nonna.

… la liberazione di Milano.
… il tuo primo giorno di scuola.
… durante la campagna per il divorzio.
… Facchetti in rete una domenica d’aprile.
… i Partigiani in Piazzale Loreto.
… quando corteggiavo tua madre.
… ero incinta di tuo padre e portavo la posta in montagna.

Ancora cinque minuti
poi arriveranno i facchini.

… la bomba alla stazione di Bologna.
… Giulia ha deciso di cercare lavoro in Germania.

ma è la sua stessa voce che risuona, ora, nella stanza –
e s’accorge di raccontarlo
allo sguardo di Gramsci,
all’ombrello dimenticato chissà da chi nell’angolo.

… bisogna avere coraggio.
… e non smobilitare.
… e Giulia porterà con sé
dentro di sé
le voci che non tacciono
le voci che non cedono.

 

 

Un grazie di tutto cuore al carissimo Gaetano Bevilacqua, dal cui blog provengono le foto che corredano quest’articolo e che documentano un lavoro da lui creato e stampato a mano – lascio ai lettori attenti e sensibili cogliere significati e nessi tra gli splendidi progetti grafici, letterari e tipografici di Gaetano (che non sono solo magistrali opere d’incisione e stampa) e questo mio articolo su Via Lepsius.