Leggende (7)

di Antonio Devicienti

 

 

… che la parola è fluido come l’acqua, come il sangue, come la luce – ch’essa scorre in questo mondotutto e tutto pervade al pari dell’aria e della luce – che la parola appartiene all’universo della musica e la musica a quello della vita – e che tutto vive – anche il sasso – che i mercanti tagliano in pezzi piccolissimi il mondo e lo vendono, pezzo dopo pezzo – per questo viene l’asfissia, questo senso di morte …

Esther Donnolo scriveva nei suoi scartafacci; ogni tanto sollevava la testa per guardare i campi coltivati di Oria e respirare traverso gli occhi quel maturare dei pescheti e dei vigneti; la linfa delle piante le raggiungeva i piedi, risaliva il corpo fino al polso e alla mano che scriveva; così le parole le si disponevano sui grandi fogli e la luce batteva, scivolava, risonava tra i tratti orizzontali e verticali delle lettere, vorticava lungo le loro curve e riccioli, tornava verso quel cielo inarcato sulla pianura e sui due mari della Terra d’Otranto.

… che le parole sono linfa per il corpo e per la mente – cadavere il corpo che non sa parole – che l’aria è colma di suono e che la nostra stessa carne è fatta di suono – a immaginarmi in una camera del tutto priva di suono, scriveva Esther, sono certa che udrei, comunque, il suono del mio corpo / e della mia mente – che questa mano che scrive ha legno del ramo quando porge frutti – che nei frutti c’è l’acqua ci sono i colori c’è la drupa del nocciolo che feconda …

(tout cela fait partie de nos réflexions communes, cher Yves…)