Arcetri. Notte

di Antonio Devicienti

 

 

Le stelle s’impigliano tra gli olivi
(questo vedono i suoi occhi
offuscati).

È l’età tarda che non favorisce il sonno
o l’antica abitudine della mente che
non si stacca dal pensiero
che di notte veglia?

Giungerà molto tardi l’incoscienza
che allevia la fatica.

Adesso è il tempo atteso,
la feconda solitudine
che altri credono (e lo credano pure!)
senile assopirsi nell’età stanca.

L’amichevole eco dell’abbaiare
di cascinale in cascinale
solleva la mente
la conduce
sopra le chiome degli olivi
e sopra i coppi terminali dei comignoli
mentre l’Orsa si sposta perfetta
viandante dai passi di polvere astrale.

Quante lune essa vede
nel ruotare della notte
nelle ellissi aranciate dell’insonnia
distantissime eppur vicinissime
ai filari delle viti chiantigiane.

Una coppa con pochissimo vino
sul tavolino da notte
e non ne berrà un goccio:
soltanto gli è presente

l’entusiasmo
dello sguardo
l’ebbrezza
dello sguardo
i crateri della Luna
le Lune di Giove
quella finestra e quel giardino
dai quali puntare il cannocchiale
e avido, insaziabile, fanciullesco

sguardo
sobrio ed ebbro di bellezza
(è giusto il moto matematico
delle lune sì come del pendolo).

Arcetri. Notte.