Statale delle Murge (Pino Pascali)

di Antonio Devicienti

 

 

Pensa il blu, per esempio. Possedere tutto il blu del cielo e tutto il blu del mare; saperlo moltiplicare.
Scendeva, reggendosi a delle corde, lungo la scogliera di Polignano – ne cavava un blocco di pietra. Stava
nella cala del porto se saliva il mare che gli raggiungeva i fianchi ed egli scavava nel blocco di pietra.
Poi prendeva il mare con le dita, lo metteva nel suo scavo che diventava blu, fondo blu del sogno, blu com’è blu
l’oltreblu.
Andava con la sua pietra dal cuore blu sotto il braccio, se ne andava lungo l’Adriatico e vedeva le lunghe petroliere,
i pescherecci panciuti, la luna che sorge dai pozzi di Costantinopoli e sale alta nel cielo delle Puglie, bottiglie galleggianti dentro il mare piene del blu di Morandi e dell’azzurro di Cosmè Tura: prendeva quegli oggetti, li metteva nel cuore blu della sua pietra bianca.
Se ne andava sulla sua motocicletta per la Statale delle Murge. Nel cuore blu della bianca pietra metteva il trenino elettrico, ossami di arcaici animali, i suoi occhi, Les matinaux, il desiderio rosso di creare un’infinità di universi, fogli dove schizzava ricci di mare scampi alici lutrini polpi triglie pescispada ricciole ( …)
Immaginava di proiettare il volto di Gian Maria Volontè sopra muri accoglienti di passione
civile.
In motocicletta andando, sempre andando, la pietra bianca dal cuore blu, il rosso desiderio di creare universi all’infinito.

Pensa la spirale, per esempio. È il moto circolare che si alza o che si abbassa, è il ritornare ciclico delle stagioni, (ma la nuova estate non è l’estate passata), è l’attorcersi dell’olivo al vento del mare, della colonna sugli altari barocchi, della passione poetica che s’avvolge s’avvolge in circoli di
fuoco (sì: deve bruciare divampare bruciare).
La spirale è moto in giù del pozzo verso l’acqua, della trivella che cerca la falda viva, del secchio appeso alla corda gettato nella cisterna.
A spirale discende il pensiero avvitandosi nelle densità della materia, nelle oscurità della materia, nelle opacità della materia, antico labirinto.
A spirale discende il pensiero.

Pensa il bianco, per esempio. Filosofo di forme e di colori prese una pentolaccia sbreccata: vi bollì la calceluce di Puglia. Si svitò la mano e la ripose in un cassetto. Con la calce si era fatto una mano nuova. Se la avvitò al posto della vecchia. Girovagava con la mano di calcebianca raccattando di tutto:
vecchi aerei rugginosi abbandonàti ai margini dei campi d’aviazione, acquasantiere di marmo scheggiato, pompe da spalla per il solfato di rame che hanno un lungo becco orientabile, viti verticali enormi dei torchi per la spremitura delle olive, alberimotore di vecchi camion, poltrone da barbiere, macchine da caffè a leve, bacinelle di rame o zinco
( . . . . . )
Se ne andò ad abitare sul limite di un deposito all’aperto di treni in demolizione, di aerei che non avrebbero volato mai più, di camion fermi ormai da anni.

Pensa il cerchio, per esempio. Giostra nelle feste di paese, circuito dei binari del trenino elettrico, magica regione di terra e l’alchimista vi traccia i simboli del cosmo.

Giro, girotondo,
quant’è bello il mondo,
io non mi nascondo,
terra, terrantìca,
dura è la fatica,
luna, lunamìca,
fa’ che te lo dica,
scendi, scendi in tondo,
bacia, bacia il mondo,
vieni, vieni a tutte l’ore,
antica sapienz’amore!

 

(L’immagine d’apertura, Treno, 1964/’65 – tecnica mista, lamiere, catrame, polveri, metalli punzonati –  proviene dal sito Fondazione Museo PinoPascali).