Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: dicembre, 2017

Forzatamente emigrare (per il mio Sud, per l’Italia)

 

Mimmo Jodice: Lecce, 1986

 

 

Se donne e uomini di pensiero
abbandonano una terra
quella terra ne è immiserita
e il nodo di cocciuta superstizione
e feudale sottomissone
si stringe inesorabile, uccide per asfissia.

Se donne e uomini di pensiero
devono emigrare a cercarsi altrove
il necessario pane
sono segnate le sorti di quella terra
che li perde e che non sa neanche
rimpiangerli.

 

 

10 testi: 3

 

Una lettera di Sergio Larraín.

 

 

Tracce nella neve: incongrua, una
macchina per cucire nell’angolo d’un
giardino. Congruo il passo della volpe
nel bianco altrimenti intatto.
Poi si comprende che i lembi del paesaggio,
del testo, della mente, vanno cuciti
mosaico di vita e di pensiero:
vulcani nascosti nella luna
del giorno: i solstizi dentro Saint Sulpice
tracciano traiettorie di scienza e di bellezza, ricordalo,
fuori s’immiserisce il pensiero prosciugato
dalle urla dei falangisti in ranghi serrati, ma
dentro, dentro e lungo i solchi graduati
fedeltà al conoscere è resistenza.

 

 

Il Marais, l’Île de Saint Louis, l’engagement e Carène in Sicilia

 

 

 

Teatro resistente (dalla Dimora del Tempo sospeso); Oral Chantier (da Carnet de la Langue-Espace)

 

Che cos’è Francia per me – e vado a dire qual è la mia idea di Francia, che cosa essa significhi per me e che cosa abbia significato per la mia formazione intellettuale, politica ed etica,
non vado qui a fare considerazioni sociologiche o politiche o storiche che non sarei, comunque, capace di effettuare.
Questo è un testo dettato dal sentimento e da un bisogno di dichiarare il mio amore alla Francia,
o almeno a una MIA idea di Francia:
Francia è il gesto libertario e liberatorio, antiautoritario e gioioso di Michel Foucault in una fotografia-ritratto,
Francia è pensare che lo stato di diritto esiste
e che esiste una comunità di liberi,
Francia è, per me, la dolcezza del tramonto sull’isola di Saint Louis
e il colore dei tetti del Marais,
Francia è Blaise Pascal e la rettitudine etica di Port Royal (non sono credente, ma
quella rettitudine e quel rigore del pensare e del sentire desidero m’appartengano),
Francia sono il razzismo e il colonialismo sottoposti a impietosa critica,
i suoi intellettuali liberi e indipendenti,
René Char che non separa poesia da impegno politico ma trascinato da furore vive e lotta,
Francia è la curva del Rodano ad Arles
e Bordeaux verso cui s’incamminò a piedi Hölderlin traversando un durissimo inverno,
Francia è, per me, pensare Paul Celan camminare lentamente in Rue des Écoles
e cercare ospitalità in un’altra lingua,
Francia è pensare un presente e progettare un futuro senza mafie e senza paure,
sono i decenni parigini di Heinrich Heine,
i corsi al Collège de France ancora di Foucault e di Roland Barthes,
Francia è la lingua che accoglie chi proviene da altre latitudini
e la musica di Django Reinhardt,
l’orlo dei Pirenei là dove due, tre, più Europe si congiungono
e Francia è Cartier-Bresson giramondo,
le maree di Normandia e
lo sparo che uccise i fratelli Rosselli,
Francia è il verso di Corneille, il pennello di De Staël, il volto di Giacometti,
le mani delle maestranze che edificarono Chartres,
il Quatuor pour la fin du temps di Messiaen,
Francia è, per me, Leonardo Sciascia che passeggia alle Tuileries
e il monacale rigore di Cézanne,
Francia è una lingua cosmopolita, una speranza, una strada lungo la quale incamminarsi
quando questa barbarie fascista e razzista monta.
Francia è rimanere in Italia e avere un’idea dell’Italia
da realizzare, per la quale scrivere – e combattere.

 

Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione
fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti
e dello Stato statale. Vissuta in Italia, Paese barbaro.
Scappata dall’Inghilterra Paese di sofisticati. Speranzosa
nell’Ovest ove niente per ora cresce.

Il caffè-bambù era la notte.

La congenitale tendenza al bene si risvegliava.

Amelia Rosselli (da Variazioni belliche)

 

 

L’eticità della parola

 

 

Segnalo quest’intervento di Yves Bergeret nel quale Via Lepsius si riconosce completamente.

 

 

10 testi: 2

 

Josef Sudek: Cattedrale di San Vito a Praga (1926-1927).

 

 

Un soprabito non solo per i giorni di neve
non solo per i giorni di pioggia.
La posta raccolta nella borsa di cuoio
del portalettere lascia intravedere francobolli
da altri pianeti: scriverà parole invisibili
su lenzuola d’aria, le piegherà per imbustarle
e l’indirizzo sarà perduto da qualche parte nel futuro
(si scrive sempre per il futuro)
(un soprabito, un ombrello, un orologio da taschino
fermo sulla mezzanotte di domani)
(una cappella laterale dentro San Vito)
(una nave dallo scafo amaranto ormeggiata
nel porto di Valparaíso e nel sogno d’uno psichiatra).
Ahimè, quanta ressa di tipi bislacchi nella clinica di questa pagina!