Per festeggiare “Zibaldoni e altre meraviglie”

di Antonio Devicienti

 

Sergio Larraín, Valparaíso, 1963.

 

 

Da Via Lepsius desidero rivolgere un pensiero affettuoso e grato a Zibaldoni e altre meraviglie che festeggia i quindici anni d’esistenzaZibaldoni, sotto la guida di Enrico De Vivo, è uno spazio che, senza esibizionismi né reboanti proclami, accoglie quelle voci che solo desiderano farsi ascoltare e dialogare. Zibaldoni resta fuori, con naturalezza e per propria stessa essenza, dal modo più diffuso di proporre la letteratura contemporanea in Italia, tanto spesso superficiale e rumorosa, ma incapace di incisività e di riflessione duratura e approfondita. E mi piace sottolineare che proprio le “altre meraviglie”, dopo l’esplicito richiamo leopardiano del nome, costituiscono una promessa continuamente mantenuta: io per primo desidero ancora e ancora meravigliarmi quando leggo un testo (qualunque sia la sua natura) e percepire quel testo come una regione inconosciuta che al mio sguardo si dischiude;  Zibaldoni, già invitante e stimolante nel suo essere spazio composito, capace di superare i generi, partecipante sia dell’artigianalità dei materiali proposti che della colta raffinatezza di quei medesimi materiali, stratificazione di pagine create da persone che sono vagabondi, flâneurs, pícaros, Wanderer della mente, dell’arte e della critica, Zibaldoni s’offre atlante mai definitivo d’itinerari del pensiero e della fantasia; sono sempre “il Gobbo divino” (Leopardi), “l’Arso vivo” (Giordano Bruno), il “Giambattista furioso” (Giambattista Vico), i narratori delle pianure, lo scandaglio di Montaigne, le passeggiate di Walser, tra i molti, a sorvegliare con benevolenza e a ispirare l’andirivieni delle voci che danno vita a Zibaldoni.

Giunga dunque a Enrico e a tutti i cari amici di Zibaldoni e altre meraviglie il grazie più affettuoso e l’augurio più caloroso possibile.