Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: febbraio, 2018

10 testi: 7

 

Particolare dalla “Morte di Procri” di Piero di Cosimo.

 

In un quaderno scarabocchiato a matita
alla pagina 33 una sbiadita foto
scattata dall’alto della mongolfiera:
forse lucernari sui tetti di Berlino, il lucore
del Baltico in lontananza.
Percorre in volo vie d’aria che sarebbero
divenute (poi) peregrinazioni a piedi,
quotidiane, paesaggio innevato
o sentieri estivi, la farmacia, la stazione
con le locomotive, il campo d’aviazione,
l’ombrello (non solo per i giorni di pioggia).
Questa scrittura che ricalca il suo passo.
La grazia s’inabissa cercato oblio
il camminare labirinti di grafite.

 

 

Pensieri di Lucio Fontana mentre progetta la struttura al neon per la Triennale del 1951

 

Luca Campigotto: “Museo del ‘900” (2012).

 

(il progetto dell’opera è costituito da numerosi disegni preparatori e da un modellino in fil di ferro; tale progetto viene realizzato presso l’officina meccanica della Compagnia Lampade Pastelor unendo decine di segmenti piegati a mano a formare un arabesco che è quindi sospeso con cavi d’acciaio sullo scalone d’ingresso all’edificio della Triennale)

“Un’idea, un sentimento, uno spazio
si fanno
linee, luce, volo, volteggio,
soffio, sospensione, sogno”
(…..)
“A inizio del nuovo decennio, ma
ancora prossima la guerra,
la luce al neon è
Milano, i suoi caffè, i suoi uffici,
le rampe di scale o le trombe degli ascensori”
(…..)
“La luce, radiazione di vita e di pensiero,
è luce pensata (Caravaggio, i Carracci,
Borromini antichi Maestri
moderni, decisivi)”
(…..)
Un esercizio d’equilibrio domanda
la mente alla mano e un’opera di
pazienza nella città impaziente:
l’arabesco che s’accenderà
in un solo istante di luce
è mosaico e torneranno così
i Maestri ravennati o di San Marco o di Monreale
nell’opera umile e nobilissima
delle maestranze operaie,
nelle mani di questi Maestri tornitori e vetrai
ed elettricisti”
(…..)
“Voglio aprire il decennio nuovo con tessiture
di luce, a disegnare nello spazio
di sguardo e di respiro la libertà
riconquistata, l’energia del sogno
e della visione”
(…..)
“Rivendico la vitalità della luce
che illumina la città notturna,
traccio andanze di torcia elettrica
agitata nel buio – di giorno
s’appaia quella luce alla naturale,
v’immette sentore della notte”
(…..)
È il pensiero in movimento
lo spazio mobilissimo della mente
un tram illuminato nella mezzanotte
questa lampada accesa sul tavolo da disegno”

 

 

La Dimora del Tempo sospeso, Il tratto che nomina, Via Lepsius

 

 

 

Via Lepsius sente un legame fortissimo con La Dimora del Tempo sospeso (più volte mi sono pronunciato in tal senso, dichiarando a chiare lettere la mia ammirazione e il mio apprezzamento per lo spazio creato da Francesco Marotta, seguendone passo passo le vicende e le pubblicazioni, nutrendomi dell’immane patrimonio culturale, etico, storico che, in maniera eccezionalmente generosa e del tutto gratuita, Francesco e i collaboratori che nel corso degli anni lo hanno coadiuvato hanno messo a disposizione di noi lettori); oggi segnalo la pubblicazione di larghe parti di un’opera che, purtroppo, non è ancora a disposizione dei lettori né di lingua francese, né tanto meno italiana: si tratta di un libro (grande in ogni senso) di Yves Bergeret, Le trait qui nomme / Il tratto che nomina e che l’autore ha fatto stampare, in poche copie, a proprie spese in quanto questo poema-diario dell’esperienza maliana di Yves non ha ancora trovato un editore – ebbene, Francesco Marotta ne sta traducendo vasti passi (qui, per esempio, ne si può leggere uno), proponendo proprio sulla Dimora sia il testo originale in francese che la sua versione italiana; spero che sempre più lettori s’accorgano dell’importanza di una tale proposta, spero che il narcisismo e il provincialismo di tanta parte della cultura italiana cedano finalmente il posto a una sete sincera e rigenerante d’imparare, di capire, di confrontarsi.