Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: marzo, 2018

Pensieri di un militante mentre torna a casa, solo, dopo i funerali di Enrico Berlinguer

 

 

 

 

“Siamo più soli adesso
e il sentimento non sa accordarsi
alla ragione che, pure, impone
continuità e necessaria lucidità.

Compagno carissimo…

Ho guardato la nuca di chi
mi stava davanti e i profili di chi
mi era accanto
ho sentito ch’erano sorelle, fratelli
nel comune silenzio
e ho paura di perderli,
di non più rivederli.

Compagno carissimo…

Abbiamo il compito di portare
avanti le idee,
d’appartenere, liberi, a queste strade
che invitano al ritorno a casa
dove il pane nella credenza,
i libri sul tavolo, la fatica
del giorno hanno il nostro volto
e i nostri desideri.

Compagno carissimo…

Non prelude all’estate questo giugno,
ma a un faticoso cercare
il tempo futuro nel lutto.

E dopo il ritorno a casa
di nuovo uscire in strada
e andare in direzioni non
deplorevoli, non umilianti.

Compagno carissimo…”

 

«Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda» (Discorso di Padova del 7 giugno 1984).

 

 

Via Lepsius è antifascista

 

 

Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare che l’antifascismo non è un’opzione politica simile a molte altre e come tanti, in perfetta malafede, tentano di affermare: la Costituzione stessa della Repubblica italiana è antifascista, non “transitoriamente” né occasionalmente antifascista, ma perché nata dalla dolorosissima maturazione antifascista del mio Paese (dolorosissima perché ha significato morti – tantissimi – e durante il cosiddetto ventennio e ancor di più durante la Guerra mondiale e la Lotta di Liberazione). Eppure, pare, c’è bisogno di ribadirlo: l’antifascismo costituisce uno degli assi portanti e insostituibili della Repubblica nella quale, con orgoglio, mi riconosco – e provo ogni giorno gratitudine per tutti coloro che mi hanno consentito e mi consentono di vivere in un Paese libero, europeista e accogliente.

 

 

Poema d’amore e di politica

 

W.Wenders-Havana/Cuba/S. Clara.

 

 

Forse gli uccelli marini sono più bruschi e distanti
degli uccelli di lago o di fiume –
e mi piace questo loro amaro di sale,
questa ruvida solitudine che, se nidifica,
sceglie la scogliera, l’azzardata trama dell’inquietudine.

E i nomi poi
la loro trasparenza la loro sperata presenza
sono un sontuoso androne dagl’intonaci sfogliati
un antico palazzo patrizio e biancheria stesa ad asciugare
ai balconi barocchi
odori di cucina e grida di
bambini – così mi sveglio per vederti
l’alba la tua ora più bella mescidando
speranza e sconfitta
stordente l’oceano libertario.

Ma le mani
che sanno dilacerare la scorza violenta
della storia
vedono l’intonaco del muro
diventare poema, le stanze con la radio accesa riverberare
l’amore, i ponteggi della mente
disvelare fiori di calla, “mi amor”,
mi avresti detto, “dimentica finalmente te stesso
e vattene via da tutto questo estetizzare,
àmami con la furia esatta e folle
di chi non verrà corrisposto per l’eternità
àmami senza pretendere promesse
àmami dentro questi giorni sbalorditi
di rivolta, di fame, di non rassegnazione
e pórtati nelle stratificazioni del tempo
da cui tu provieni il grido que no pasarán”.

(a Habana Vieja, parlando della Rivoluzione)