La trapezista

di Antonio Devicienti

 

Fermo immagine da “Il cielo sopra Berlino”.

 

Se sale sul trapezio
s’illude di staccarsi
dalle miserie quotidiane:
sa d’illudersi
e con sé porta fino al vertice
altissimo del tendone o del teatro
la flessuosa armonia di gambe e braccia,
lo scatto che inarca la schiena,
l’elastica torsione del bacino,
nella testa quella poesia di Lorca dedicata al torero:
s’arriva molto in alto con una poesia
in testa
e le prese da trapezio a trapezio,
audaci e matematiche,
risplendono.

In troppe piazze di periferia ha visto
W IL DUCE verniciato sul muro
o sulla panchina di cemento:
torna a comparire, violenta,
la croce uncinata o la celtica
sul palo della luce, sul marmo
dov’è il nome della strada.

Ogni sera sale al trapezio
lungo l’ondeggiante scala di corda
e spera di discendere dentro cuori
induriti, dentro occhi
che hanno smesso di guardare.