Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: giugno, 2018

Lutto

 

 

In memoria dell’amico e poeta Christian Tito Via Lepsius sospende le proprie pubblicazioni fino al primo luglio.

 

 

 

 

Stasera riascoltavo “Khorakhané” di Fabrizio De André

 

 

Anonima. Prigioniero n. Z-63598. La lettera ‘Z’ sta per “Zigeuner” -“Zingaro”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tempo presente

 

 

Conosci bene e ti ridici (da decenni lo fai, inesausta), o mia scrittura, le parole di Fortini:

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

Traducendo Brecht, da Una volta per sempre, Einaudi, 1978.

E queste parole ti tornano oggi, mentre l’Italia e l’Europa continuano a smarrire sé stesse, chiusi i porti della mente e del cuore.

Soffri, mia scrittura, tu soffri in questo clima violento e asfissiante, stai affondando in una tristezza senza riscatto. E non ti rassegni. Riesci a pensarti soltanto in atto di lotta e di ribellione, un “no” urlato in faccia ai potenti di turno, ai razzisti feroci e certi delle proprie ragioni, alle anime belle che continuano, delicate, a poetare.

E infatti non scriverai più dei loro libri belli e delicati (e, in verità, da molto tempo non lo fai più), mia scrittura, li lascerai a crogiolarsi nella loro consolante cecità.

È vero: la poesia non muta nulla, ma, mia scrittura, visto che hai scelto proprio la poesia, continuerai caparbia a discendere nell’inferno contemporaneo, non tradirai e non dimenticherai, guarderai, gli occhi bene aperti, la mente irata, la certezza della lotta e del dissenso.

Innanzi a te stessa, mia scrittura, hai preciso il dovere di rispondere del tuo andare alla deriva, fatina dei buoni sentimenti, fine cultrice di musiche squisite.

Sii tribunale di te stessa, mia scrittura e, se tradirai, condànnati senza remissione, senza attenuanti, senza condiscendenza.

 

 

Il Tratto che nomina, la Dimora del Tempo sospeso, Francesco Marotta, una traduzione collettiva (II)

 

Sulla Dimora del Tempo sospeso è disponibile il secondo volume della traduzione del Tratto che nomina di Yves Bergeret; sinceramente non so se una tale opera (intendo il capolavoro di Yves, ma anche la traduzione in italiano che ha avuto in Francesco Marotta il suo formidabile motore e colui che, con caparbietà e passione inarginabile, ha tradotto la parte di gran lunga più ampia) troverà un interesse non limitato a pochi lettori – lo dico non con inopportuno moralismo né con amarezza, ma, credo, con lucido realismo: un’opera così ampia, articolata, complessa, che partecipa del poema, della ricerca antropologica, delle arti figurative, del diario, che è davvero capace di dischiuderci un universo di straordinaria raffinatezza e sapienza (quello del villaggio di Koyo, delle sue donne, dei suoi poseurs de signes, dei suoi bambini, dei suoi anziani, dei geni e dei demoni che popolano la falesia, degli animali e delle rocce e delle piante che ne costituiscono parte integrante, della sua oralità e della sua ricchezza di pensiero astratto e narrativo e figurativo) un’opera così ampia, dicevo, si situa come fieramente altra rispetto alla superficialità e alla disattenzione imperanti; un’opera di tal fatta ci pone innanzi a un universo, appunto, altro rispetto a quello poveramente eurocentrico e razzista e soffocante che stiamo meticolosamente edificando: Il tratto che nomina pretende che ripensiamo i parametri in base ai quali ragioniamo e concepiamo la nostra identità, ci obbliga a vedere una parte delle nostre radici (che sono anche africane e animiste) e che in questo periodo tentiamo di negare, Le trait qui nomme  ci dice, tra l’altro, che i migranti che condanniamo all’annegamento o che respingiamo verso porti più generosi portano dentro di sé un universo psicologico, culturale, religioso, relazionale, artistico di valore inestimabile, mentre tendiamo a vedere in loro soltanto una massa indistinta (di fattezze e natura animali) che tenterebbe di dare l’assalto al nostro preteso, amato benessere. E mi si lasci invece dire che vedo una miseria montante nel mio Paese e in Europa, perché non c’è benessere se si nega il valore assoluto della vita umana e la necessità fisiologica della cultura.

Yves mi ripete instancabile la sua fiducia nella parola, mi scrive ogni giorno che dobbiamo andare avanti, scrivere, denunciare, non cedere; penso che Francesco Marotta, la Dimora del Tempo sospeso e il manipolo di traduttori che Francesco ha raccolto attorno a sé, ostinati, lo vadano facendo.

 

 

Aprite i porti

 

Via Lepsius fa proprio l’appello lanciato dalla Dimora del Tempo sospeso, dall’A.N.P.I e da altre organizzazioni nazionali che si dichiarano risolutamente contrarie alle politiche razziste e fasciste (oltre che propagandistiche, ma attuate in maniera cinica sulla pelle di centinaia di disperati) del governo in carica:

 

APRITE I PORTI

 

E segnalo, qui, l’intervento su Nazione Indiana.