Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: novembre, 2018

Pensieri di Francesco Borromini mentre progetta il Tempio di Sant’Ivo alla Sapienza

 

 

I. ROMA, NOTTE

> Notte, rovescio del giorno:
pieno, rovescio del vuoto:
buio, rovescio della luce:

ineludibili poli <

Intabarrato (come un ladro)
guardingo (le guardie pontificie
potrebbero sorprenderlo: come spiegare, allora?)
va ad aprire la porta del cortile
della Sapienza:
è l’architetto del cantiere,
la chiave gli fu affidata
ed egli ne custodisce il privilegio –
sarà favorevole e fecondo il silenzio
dell’ore notturne a Sant’Eustachio.

Per imprevedibile impellente bisogno
deve orinare
ma non offende nessuno
ché non accade per dileggio o trascuratezza.
Lo fa in un canto della strada,
poi rientra nel cortile.

Luce della notte,
canto d’ubriaco che torna a casa.
Silenzio rigato dal fruscio del vento
a scorrere lungo i muri.

> In affanno il pensiero
a paragone di quello che vorrebbe
creare –
troverà forza nella sua debolezza? <

E lo pensa scalzo il pensiero,
come scalzo è il pellegrino
che, discendendo dalle Prealpi lombarde,
viene verso il Mezzogiorno
ad alimentare sete dell’andare.

 

II. ROMA, MATTINATA

I fogli, grandi, allagati di sole,
gl’inchiostri, della giusta densità:
la stella è il simbolo,
luce diurna ad allargarsi sul foglio
dal finestrone su squadre e compassi:
la stella a ripetersi
dalla pianta stessa
lungo
l’ascesa dell’aedificium
fino alla lanterna –
poi il fiammare nel cielo di Roma.

> aedificare : aedem facere :
mi occorre una visione, un salire, un vorticare
di vuoti
mi occorre un andirivieni di vuoti e di pieni
un contrappunto tra il fuori e il dentro
mi occorre un cantare dell’occhio
e che veda l’orecchio il vibrare delle ellissi
fino al cerchio perfetto, in alto, immobile
a ruotare <

 

III. ROMA, LUGLIO

Il refrigerio d’un bagno nel Tevere,
galleggiare sul dorso e
guardare il cielo canicolare
di Roma.

TIMOR DOMINI INITIUM SAPIENTIAE :

> sono scalzo sasso che galleggia nell’acqua
pensiero che s’impiglia tra le canne a riva:

caldissimo il pomeriggio e il sogno
sortomi nel sonno che poco fa mi vinse,
la camera in penombra, rumori dalla strada:

discendeva la luna lungo le impalcature
della lanterna
(è scalza)

ed era Architetta che preparava il cammino
alla luce
al corteo di stelle
alla vertigine del pensiero

(scalzi anche gli scalpellini, i decoratori,
i vetrai, i carpentieri, i falegnami
lungo le impalcature
da dove le loro mani sapienti
costruiscono pensanti e musicali) <

Immerge il capo nell’acqua
(scompaiono i suoni) –
occorre silenzio per generare musica,
buio per generare luce.

 

IV. ROMA, POMERIGGIO

Allegri i giuochi dei bimbi al Portico d’Ottavia:
saltellano su di una gamba,
su due, si girano d’un colpo sulle due gambe,
poi una, una, due a ritroso rispetto all’andanza iniziale:
una casella, due caselle, due di nuovo,
una, una, due:

> corrispondenze, simiglianze, parallelismi,
moto ascendente, discendente: <

nella bottega del libraio acquista
un Trattato sul Faro d’Alessandria:
le tavole (incisioni colorate a mano)
illustrano proporzioni e simbologie:
un cartoccio di carciofi cotti in olio bollente
(quei frutti straordinari giunti
dalle Indie occidentali)
acquistato nella bottega del rosticciere:
e una fiaschetta (piccola, parca) di bianco dei Castelli:

> necessario il desinare per sostentare il corpo,
e parco,
affinché puro il pensiero <

 

 

V. ROMA, OTTOBRE

> M’inginocchio davanti alla biblioteca
del mondo
e tremano le dita nel guidare le penne
a tracciare i progetti per il tempio.

Dentro me stesso pronuncio parole
blasfeme forse
ma nessun Papa, nessun Principe della Chiesa
comprerà mai tanta bellezza:

col loro potere, col loro danaro
esso aprono cantieri,
mi pongono a capo della fàbrica,
mi ordinano di eseguire:

mi credono servo
ma obbedisco soltanto a queste
ascese vertiginose del pensiero

a questo tracciare
nello stretto spazio, verticale
le andanze gioiose della mente <

 

VI. ROMA, FEBBRAIO

Il silenzio,
il raccoglimento claustrale,
la meditazione,
l’assidua lettura.

E anche il vociare del mercato,
il teatrale contrattare dei clienti e di mercanti in Campo de’ Fiori.

Coltiva una fervida fede,
lo studio n’è parte accesa e infocata.
È curioso di uomini e di luoghi, di profumi e di oggetti:

il miele dei Monti Sibillini,
la tessuta vivente carta da Fabriano,
il compasso a spalancare la vertigine.

Non per possederli:
sì per lasciarsene attraversare
numeri e geometrie dell’odorato e dell’udito,
della vista e del tatto, del gusto.

(studiare atto d’amore)
(è affamato di libri).

 

VII: ROMA, POMERIGGIO

Soltanto i sempliciotti leggeranno quei simboli
– la stella, l’ape, il cherubino –
– stella della conoscenza, Barberini, ordini del paradiso –

e invece:

e invece stella del pensiero cosmico nell’uomo,
miele del conoscere,
ali del pensare in ascesa
per gradus progressionum mentis

s’accontenta ed è fiero dell’omaggio il mecenate (ha pagato)
ma il Faro d’Alessandria
che coronerà l’ascesa della fàbrica,
l’accensione dei suoi fuochi,
il globo ultimo e la croce
parleranno il desiderio
a conoscere
che
splende
volo
della mente incontro alla Mente.

Occorre essere scalzi
come il Matteo del Merisi
i piedi sporchi di terra:

e spogliarsi d’ogni tracotanza.

> qui mi taccio <

 

VIII. ROMA, PENTECOSTE

Discendere e ascendere
moto incessante di fiammeggiante
disio.

In nomine scientiae.

De intellecto ad intellectum.

Il pane sul desco, fette
e versarvi dell’olio, spargervi un po’ di sale:
oggi solo acqua nella caraffa

aperto sulla mensa il libro

il libro accanto al pane
monde le dita che accostano la fetta
alla bocca
poi voltano la pagina che, nuova, s’accosta
alla mente.

***

Le immagini sono fotografie di Francesca Pompei e rimangono di proprietà dell’autrice (serie “Francesco Borromini“)

 

 

articolo 21

 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Primi due commi dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana

 

 

 

Fernand Mourlot: les Affiches

 

 

La Galerie Bordas è lieta d’invitarvi alla mostra

F e r n a n d M o u r l o t

L e s A f f i c h e s

dal 15 dicembre 2018 al 31 gennaio 2019

La mostra presenta una ricca scelta di manifesti stampati nell’atelier di Fernand Mourlot.

Mourlot e litografia sono due termini sinonimi. Sotto la direzione di Fernand Mourlot, nella stupefacente “fabbrica di aristocratici” diceva Cocteau, di rue de Chabrol, poi rue Barrault alla Butte-aux-Cailles, e a Montparnasse, Picasso, Matisse, Chagall, Miró, Braque, Léger, Giacometti, Villon, Derain, Masson, Matta, Sutherland ecc., hanno arricchito le loro espressioni proprie e l’arte contemporanea di una nuova area di ricerca. Questa ricerca includerà anche i manifesti delle mostre (Les Affiches). Nel 1930 il manifesto della mostra Delacroix è trattato, per la prima volta, come un’opera d’arte. A partire da questo momento gli artisti accetteranno di autorizzare la riproduzione delle loro opere per le mostre e, spesso, essi stessi fecero la maquette e la litografia originale dei loro manifesti.

«Parlare della collaborazione che esiste, e che deve esistere, tra artisti e litografi, resta una questione delicata; in effetti è una cosa molto importante, primordiale nel loro mestiere; è necessario che la simpatia e una reale comprensione reciproca si manifesti in ogni momento tra l’artista e il suo stampatore.»

«Ogni artista reagisce davanti alla pietra litografica come davanti alla tela bianca, forse con un po’ di emozione in più poiché deve affrontare tutte le sorprese che gli riservono la matita litografica, l’inchiostro, l’acido, ecc. Non esiste una tecnica, ma tanti atteggiamenti differenti che si possono adottare di volta in volta.»

Fernand Mourlot

 

 

G A L E R I E B O R D A S

Grafica originale – Libri illustrati

Documenti di arte moderna

San Marco 1994/B – 30124 Venezia

(vicino al Teatro La Fenice)

tel. (+39) 041 5224812

http://www.galerie-bordas.com

bordas-galerie.com

da martedì a sabato 11-13

altri giorni su

 

 

Riflessioni (2): “Assentarsi” di Federico Ferrari

 

 

 

Sul Primo amore leggo questo contributo di Federico Ferrari.

 

 

 

(Segnalibri): “le cose innegabili” di Nanni Cagnone