I mari della luna

di Antonio Devicienti

 

 

1. MARE IMBRIUM

Si declina così la nostalgia in una specchiera
dalla cornice a volute
e la portafinestra spalancata
sulla via che
preme per entrare
la Luna è una città il cui nome comincia
esso pure per “L”
la biografia avvio di scrittura
e tra le specchiere e il balcone c’è
il ballo di metà giugno
la scuola appena finita
l’Estate tutta davanti
e questa matita con cui scrivo è
orologio da tasca
che fa viaggiare indietro il tempo
ippogrifo per stordenti altezze
un melquíades che mi vende lanterne magiche
da accendere sotto tendoni di circo
mentre la pioggia è desiderio
negli oliveti che stringono col buio
la Cittàluna.

 

2. MARE SAUDADE

Eppure sei mia, più mia che se ti abitassi:
alla stazione Sehnsucht scendo ogni volta
che ti penso, ma abito il tuo dialetto
e me lo porto nella mente
tuttu e scusu e rùsciu te lu disìu
perché, Città-tutta-di-tufo, lo sai che
è struggersi di lontananza
nostra cifra e chiave e orgoglio
e le città dell’andanza vaticinano splendori
per la mente viaggiante
polarizzano lo zenit della danza
sono stelle cui si ancorano le navi del secolo
nel loro centro l’onda del tamburo
proviene
da ere sprofondate nel Noi
e questa matita con cui scrivo è
vicoli vertiginosi come gru di ceramica in manovra
gradini stretti avvitàti a chiocciola verso
terrazze più leggiadre degli aquiloni
una maria helena vieira da silva che mi ripete
esquecer é lembrar oublier c’est bien se souvenir
mentre risale al palato l’enigma del vento atlantico e
di un caffé bevuto sotto le volte del Rossio (o

 

3. MARE НОСТАЛЬГИЯ

era sotto lo specchiante salire delle notti
bianche in mai vissute estati della Città di Pietro?
Si può sentire nostalgia anche per quello che
non abbiamo mai vissuto, si sa e
una bicicletta appoggiata al parapetto sulla Nevà
ci attende lì da sempre
ностальгия e Fernweh
ci porterà a un ballo di fine anno scolastico
in un salone tra specchiere baltiche
e lampadari di Murano
dove
se una ragazza ti sceglie smetti
d’essere repellente citrullo e raccogli
tra le mani tutto il Regno della Luna
ma questa matita con cui scrivo è
il muro salato della mente
e un charles lloyd mentre modula Rabo de nube).

 

4. MARE PROCELLARUM

Costringimi alla scrittura, o scrittura, costringimi
a questo voler capire, cioè capĕre, prendere e accogliere,
sei capientissima
e in questo breve passaggio del mio esistere
ossessionami.
Costringimi a questa libertà, o scrittura, costringimi
alla felicità dell’abitare
la lingua
il desiderio
il ricordo
la lontananza
costringimi alla felice disperazione di non saper dire
ma di voler dire.
Riportami nella Cittàluna, o scrittura, riportami
a Sud dei libri e della radio e della psicoanalisi
lasciami oziare tra Porta Rudiae e l’Arco di Prato
estenuàti dal sole i Santi di tufo ritti sulle facciate
captino la cantilena del ritorno captino
come antenne che tra Via Palmieri
e Porta Napoli oscillano lievi specchiere.