La felicità di scrivere filtra anche dagl’interstizi degli scartafacci

di Antonio Devicienti

 

ohne titel 2007

Christiane Löhr: “ohne Titel”, 2007.

 

Sia resa lode allo scrivere a mano (biro stilografica o matita), al fruscio della punta sulla carta, all’irregolarità dei margini di scrittura, al variare di cerchi, semicerchi, aste verticali e orizzontali, distanze e prossimità, sia lodata anche la frequenza dei righi cassati e dei segni a indicare anticipazioni, inversioni, posticipazioni, sia considerato e apprezzato l’indugio, amata la lentezza, anche lodata la cura nel tracciare i segni e l’ozio degli scarabocchi a margine o a pie’ pagina o a suo incipit… Sia venerata l’eclissi d’un vocabolo dietro un altro, l’incastro delle sillabe, la sbavatura degl’inchiostri, l’ombreggiature della grafite.

Ma mi chiedo anche se non sia osceno e colpevole abbandonarsi a questa felicità dello scrivere mentre le persone vengono deportate o lasciate annegare o schiavizzate nelle campagne.

Sempre mi porto dentro quest’angoscia mentre la scrittura s’accumula, inarrestabile e si distende sul foglio, sui fogli.