Hommage à la France

di Antonio Devicienti

 

 

Che cos’è Francia per me – e vado a dire qual è la mia idea di Francia, che cosa essa significhi per me e che cosa abbia significato per la mia formazione intellettuale, politica ed etica
(non vado qui a sciorinare considerazioni sociologiche o politiche o storiche che non sarei, comunque, capace di fare).
Questo è un testo dettato dal sentimento e da un bisogno di dichiarare il mio amore alla Francia,
o almeno a una MIA idea di Francia:
Francia è il gesto libertario e liberatorio, antiautoritario e gioioso di Michel Foucault in una fotografia-ritratto,
Francia è pensare che lo stato di diritto esiste
e che esiste una comunità di liberi,
Francia è, per me, la dolcezza del tramonto sull’isola di Saint Louis
e il colore dei tetti del Marais,
Francia è Blaise Pascal e la rettitudine etica di Port Royal (non sono credente, ma
quella rettitudine e quel rigore del pensare e del sentire desidero m’appartengano),
Francia sono il razzismo e il colonialismo sottoposti a impietosa critica,
i suoi intellettuali liberi e indipendenti,
René Char che non separa poesia da impegno politico ma trascinato da furore vive e lotta,
Francia è la curva del Rodano ad Arles
e Bordeaux verso cui s’incamminò a piedi Hölderlin traversando un durissimo inverno,
Francia è, per me, pensare Paul Celan camminare lentamente in Rue des Écoles
e cercare ospitalità in un’altra lingua,
Francia è pensare un presente e progettare un futuro senza mafie e senza paure,
sono i decenni parigini di Heinrich Heine,
i corsi al Collège de France ancora di Foucault e di Roland Barthes,
Francia è la lingua che accoglie chi proviene da altre latitudini
e la musica di Django Reinhardt,
l’orlo dei Pirenei là dove due, tre, più Europe si congiungono
e Francia è Cartier-Bresson giramondo,
le maree di Normandia e
lo sparo che uccise i fratelli Rosselli,
Francia è il verso di Corneille, il pennello di De Staël, il volto di Giacometti,
le mani delle maestranze che edificarono Chartres,
il Quatuor pour la fin du temps di Messiaen,
Francia è, per me, Leonardo Sciascia che passeggia alle Tuileries
e il monacale rigore di Cézanne,
Francia è una lingua cosmopolita, una speranza, una strada lungo la quale incamminarsi
quando questa barbarie fascista e razzista monta.
Francia è rimanere in Italia e avere un’idea dell’Italia
da realizzare, per la quale scrivere – e combattere.

 

Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione
fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti
e dello Stato statale. Vissuta in Italia, Paese barbaro.
Scappata dall’Inghilterra Paese di sofisticati. Speranzosa
nell’Ovest ove niente per ora cresce.
Il caffè-bambù era la notte.
La congenitale tendenza al bene si risvegliava.
Amelia Rosselli (da Variazioni belliche)