Il corpo del leader

di Antonio Devicienti

 

 

Tratto caratterizzante del potere quando s’incarna (per dir così) in un capo politico è l’inconsapevolezza totale di quanto labile sia l’esistere individuale: il capo al potere si percepisce onnipotente e immortale, automaticamente rimuove la propria morte, percepisce il proprio corpo come inscalfibile e fa di esso la manifestazione visibile di un potere che, in quanto tale, è arrogante, violento e del tutto privo del senso della realtà, perciò minaccioso e distruttivo.
Il potere invaghito soltanto di sé stesso si manifesta sotto forma di delirio di onnipotenza e d’impulso allo stupro, fascista e, ovviamente, violento; il potere incarnato amplifica e celebra il culto del corpo e dell’immagine del leader, lo porta al culmine della sua epifania, la quale è, sempre, atto continuato di violenza e riprova ne sia il fatto che lo vesta di divise, gli faccia imbracciare armi (fallici artificiali prolungamenti di una mente e di un corpo intesi al dominio sui propri accoliti e all’annientamento degli avversari).