Il silenzio a Port Royal

di Antonio Devicienti

 

 

Talvolta Monsieur d’Ivry rimproverava sé stesso: non aveva saputo confrontarsi col mondo, con la sua parte di bruttezza e di violenza. Lo aveva fuggito.
«E tuttavia questi giovani ci cercano, benché ci siamo separati dal mondo», osservò un giorno Monsieur d’Angeois.
Non si sfugge al mondo, è certo: ma è possibile mutare il proprio modo di stare in esso.
Ricordi? λάθε βιώσας – disse a sé stesso Monsieur d’Ivry: riduci il tuo nome a impercettibile soffio d’aria e pensati lievito silenzioso e nascosto.
Rimane, tuttavia, un dubbio: che pensarsi lievito sia, anche questo, un atto di superbia.

 

Desinare da soli, in silenzio. Meditare ogni boccone di parco cibo. Un bicchiere di vino. È silenzio il bicchiere mentre viene posato sulla tavola.

Desinare insieme con i commensali. La conversazione, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è il silenzio quando s’esprime nella forma dell’amicizia e della familiarità.

 

 

 

È il silenzio lo scrittore supremo.