Messaggio in bottiglia

di Antonio Devicienti

Non mi commuovono le tardive profferte di stima o d’amicizia, ma le so riconoscere per tardive e ipocrite e rispondo a esse con il silenzio che spero faccia avvertire il suo gelo, tagliente come lama (perché so che tali profferte rampollano dallo scopo che di volta in volta l’elargitore/trice vorrebbe raggiungere o da cattiva coscienza – anche se non capisco perché, talvolta, ci si rivolga proprio a me millantando calorosa amicizia e indefettibile stima: non dirigo alcuna collana di alcuna casa editrice, non sono amico di chi possa far pubblicare l’opera immortale all’amico dell’amico, non occupo alcuna cattedra universitaria et cetera…). Disprezzo i messaggi messi insieme con superficialità, detesto la disattenzione e la fretta nello scegliere le parole.
Io scrivo per gioia e per il semplice, gratuito piacere di farlo.
Non m’importa d’essere simpatico, accattivante, affabile. In molti non sanno (o non vogliono) capire.

Tί μοι σὺν δούλοισιν ;