Flavio Ferraro traduce le “Odi” di John Keats

di Antonio Devicienti

 

 

Flavio Ferraro traduce le Odi di John Keats (Delta 3 Edizioni, Grottaminarda 2021) dando vita a un libro molto elegante e che perfettamente s’inserisce nella sua ricerca poetica stessa: tradurre è, quando questo avviene per precisa scelta e per affinità tra poeti, continuare a “scrivere in proprio”, continuare a tracciare il proprio personale sentiero.
Il lavoro che propongo oggi da Via Lepsius si compone di due parti: una (densa) introduzione firmata da Flavio Ferraro e la sua (cristallina) traduzione delle Odi. Sottolineo che l’intero libro è pensato, a mio modo di vedere, quale servizio reso all’opera amata e ammirata di un poeta altrettanto ammirato e amato – Ferraro “eclissa” la propria poesia e la propria presenza dedicandosi totalmente alla poesia keatsiana, ma, proprio perché così ben riuscito, il suo lavoro è da ascriversi alla scrittura stessa di Flavio e contribuisce ad alimentare l’interesse dei lettori italiani nei confronti del poeta inglese.
L’introduzione, calibratissima nei toni, si propone come un suggerimento di lettura, ma (e qui avverto: posso essere vittima di un mio abbaglio o pregiudizio) esso è la presa di posizione da parte di Flavio rispetto al dilemma dello scrivere poesia in questi anni, vale a dire dopo le “rivoluzioni” industriali, dopo le guerre mondiali, dopo lo stravolgimento nella psicologia individuale e collettiva ingenerato dal diffondersi dei mezzi informatici e dopo l’imporsi dell’economia ultraliberista – il Keats delle Odi, il Keats degli ultimi due anni di vita, diventa fraterno pensiero capace di cogliere il momento in cui le esigenze del corpo e quelle dello spirito si separano definitivamente: per Ferraro le Odi sono l’attimo preciso in cui Keats vede l’avvento della civiltà borghese tutta intesa al profitto e al soddisfacimento dei sensi, l’imporsi del capitalismo che fa piazza pulita del tragico e del sublime; ma Flavio giustamente sottolinea come in Keats tutto questo non sia regressione nella nostalgia, ma, al contrario, netta scelta esistenziale ed etica: il poeta inizia il proprio percorso verso l’origine, verso il luogo dell’unità infranta. È l’arduo itinerario verso la Bellezza la quale non significa estetizzazione dell’esistere e del mondo, ma presa di coscienza di una postura etica nei confronti di sé, degli altri e del mondo.
Le Odi in italiano appaiono in questo libro cristalline e di asciutta armonia, senza vezzi o scimmiottamenti o ammiccamenti e questo significa che la lingua italiana stessa conferma la propria bellezza e capacità del dire; il testo inglese conserva, ovviamente, la sua geniale matrice keatsiana, quello italiano gli si accosta traducendo (vale a dire conducendo oltre, al di là, attraversando la soglia tra le due lingue) e vibrando della felicità di poter raggiungere anche chi non conosca l’inglese – ma, soprattutto, della gioia di riecheggiare la voce delle Odi in una lingua così vivamente lirica e sonora come la nostra.

 

 

 

Ode a Psiche

Oh Dea! Ascolta queste melodie dissonanti, strappate
…..con dolce forza e amata memoria,
e perdona che i tuoi segreti siano cantati
…..fin dentro la morbida conchiglia del tuo orecchio:
certo oggi ho sognato, o vidi
…..con gli occhi desti l’alata Psiche?
Vagavo in una foresta spensierato
…..e all’improvviso, colto da meraviglia,
vidi due belle creature adagiate vicino
…..nell’erba più fitta, sotto un cielo sussurrante
…..di foglie e tremuli fiori, dove scorreva
……….un ruscello appena visibile:
tra gli odorosi, taciti fiori dalle fresche radici,
…..candidi e azzurri, dai bocci purpurei,
giacevano respirando calmi su un giaciglio d’erba,
…..le ali avvinte nell’abbraccio;
…..le labbra loro non si sfioravano, né si erano dette addio,
come divise con tenere mani dal sonno
e pronte a superare i baci passati
…..alla dolce alba di un nuovo amore:
……….conoscevo il fanciullo alato,
ma chi eri tu, o felice, felice colomba?
…..La sua Psiche fedele!

Oh lontana, ultima nata visione, la più bella
…..della svanita gerarchia dell’Olimpo!
Più bella della stella di Diana nei reami di zaffiro,
…..o di Venere, l’amorosa lucciola del cielo;
più bella di loro sei, sebbene tempio non hai,
…..né altare coperto di fiori
o coro di vergini che languido gema
…..nel cuore della notte;
non una voce, un liuto, un flauto, nessun incenso soave
…..che emani dal turibolo oscillante;
non un tempio, un bosco, un oracolo, non ardore
…..di profeta sognante dalla pallidabocca.

Oh tu più splendida! Sebbene sia troppo tardi per gli antichi voti,
…..tardi, troppo tardi per la fede della tenera lira,
quando sacri erano i rami della foresta animata,
…..sacra l’aria, l’acqua e il fuoco;
eppure anche in questi giorni così lontani
…..dalle devozioni felici, le tue ali lucenti,
…..che tremano fra gli Dei morituri,
io vedo, e canto, con i miei occhi ispirati.
Così lascia che sia io il tuo coro, e il gemito
…..nel cuore della notte;
la tua voce, il tuo liuto, il tuo flauto, l’incenso soave
…..che emana dal turibolo oscillante;
il tuo tempio, il tuo bosco, il tuo oracolo, l’ardore
…..di profeta sognante dalla pallida bocca.
Sì, sarò io il tuo sacerdote, ed erigerò un tempio
…..in qualche inviolata regione della mia mente,
ove ramificanti pensieri, appena cresciuti con piacevole dolore,
…..mormoreranno nel vento al posto dei pini:
e lontano, tutt’intorno, macchie scure di alberi
…..ricopriranno di pendio in pendio i gioghi selvaggi;
e là gli zefiri e i ruscelli, gli uccelli e le api,
…..culleranno fino al sonno le driadi distese sul muschio;
e in questa quiete sconfinata
un roseo santuario ornerò
con pergole intrecciate da una mente operosa,
…..con germogli e corolle, e stelle senza nome,
con tutto ciò che la fiorente Fantasia potrà inventare,
…..colei che generando fiori mai li farà uguali:
e là sarà per te ogni dolce piacere
…..che l’ombroso pensiero sa conquistare,
una fiaccola splendente, e una finestra aperta nella notte,
…..affinché il caldo amore entri!