Su “Minime circostanze” di Marco Furia

di Antonio Devicienti

 

Thomas Ruff: Interieur 1d, 1982.

 

La Collana Blu 77 dell’Associazione Culturale Contatti di Genova viene inaugurata dal libro Minime circostanze di Marco Furia che prosegue la particolare ricerca e la particolare forma di scrittura già esercitate in Tratteggi. Marco Furia continua cioè a usare il linguaggio – letteralmente lavorandolo in forme lessicalmente e sintatticamente nette perché tendenti a distanziare chi scrive e chi legge dall’oggetto descritto o dalla situazione rappresentata – al fine di perseguire una conoscenza del reale non sentimentalistica né lirica, ma, anche in termini filosofici, chiara e distinta.
Nel medesimo tempo l’effetto di una tale scelta di scrittura è da un lato spesso ironico (più di una circostanza, in partenza non proprio gradevole oppure fastidiosa, si delinea poi, tramite un tale modo di rappresentarla, ridicola o comunque ridimensionabile nelle sue premesse e nei suoi portati), dall’altro dice della nostra stessa situazione esistenziale nel tempo e nella realtà presenti, della nostra frequente estraneità o inadeguatezza a circostanze e a oggetti che, pure, costruiscono e condizionano la nostra quotidianità, determinano il nostro umore e il nostro modo di vedere e di percepire il mondo. E nella situazione che a ragione si potrebbe definire “refertata” dalla scrittura di Furia s’innestano, talvolta e inattese, rapidissime incursioni dal tono affettuoso e cordiale, divaricando ulteriormente il punto d’osservazione dall’osservato.
Il linguaggio è strumento freddamente perspicace e ironicamente dispiegato a cogliere piccole assurdità, inutili eccessi, vezzi, luoghi comuni che, numerosi, affollano l’esperienza del vivere – il linguaggio come dispositivo per rivelare e mostrare senza intenti moralistici, sia chiaro, perché la scrittura, acuminatissima sonda, esplora e conosce, annota e ricorda, divertita osserva, arguta vagabonda per i più diversi piani della quotidianità.

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In poco confortevole attesa

In poco confortevole attesa, in piedi, all’interno di affollato ufficio postale non “climatizzato”, osservò come molti utenti adoperassero buste e moduli per sventagliarsi: la sua attenzione fu attirata, in particolare, da accaldato cane bassotto che, disteso, mostrava di apprezzare la fresca superficie del pavimento.
Estratto da esposto contenitore rettangolare pieghevole, cominciò a sventolarlo, unendosi alla maggioranza. (p. 48)

 

In precario equilibrio

In precario equilibrio all’interno di affollato autobus, notò interessante titolo impresso su rotocalco appartenente ad altro passeggero: ritenendo utile leggere l’intero articolo, sceso da pubblico automezzo, raggiunse fornito chiosco.
Cortese edicolante, non in grado di soddisfare la sua richiesta d’acquisto, gli suggerì di rivolgersi ad altro (non lontano) giornalaio.
Percorrere a piedi breve tragitto non giovò: anche il secondo tentativo fallì. (p. 49)

 

Raggiunta apparecchiata tavola

Raggiunta apparecchiata tavola, accomodatosi su lignea sedia, consultò non ricco menù.
Fornita pronta risposta alla sollecita richiesta di attento cameriere, strappato cartaceo involucro, estrasse sottile grissino il cui piacevole (lento) consumo – pensò – lo avrebbe aiutato a ingannare l’attesa.
Soltanto dopo che fu vuotato l’intero pacchetto, fumante pietanza venne servita. (p. 76)